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Sophia Rosa Katharina Branicka Odescalchi

Sophia Rosa Katharina Branicka (2 settembre 1821 – 18 agosto 1886) era figlia di Ròza 14716144_547455145449881_497924614386315149_nPotocka, appartenente ad una delle famiglie europee più ricche dell’epoca, e Wladyslaw Grzegorz Branicki, figlio di  Franciszek Ksawery Branicki e Aleksandra von Engelhardt, quest’utlima nata dal matrimonio tra Wassily von Engelhardt e di sua moglie Elena Marfa Potëmkina, ma si narra fosse figlia di Caterina II di Russia.
Sophia sposò Livio III Odescalchi l’11 luglio 1841. Le sue ricchezze permisero il recupero delle proprietà degli Odescalchi a Bracciano, allora in mano ai Torlonia, e il finanziamento di numerose opere a favore della popolazione.
Il 1 luglio 1861 fu stipulato un istromento di Livio III di dazione in solutum del ducato di Bracciano, del contado di Pisciarelli e del principato di Bassano, a favore di Sophia per la somma di 778.618 scudi.
La principessa si occupò dell’ospedale civile, impegnandosi in opere di beneficenza. Troviamo una testimonianza nell’edificio attualmente denominato “Ospedale Vecchio”: Il DSC07995_mod10 aprile 1858 la Presidenza di Roma e Comarca scrisse al priore di Bracciano permettendo l’apposizione di una iscrizione in marmo all’interno dell’ospedale pubblico “onde eternare, in segno di gratitudine, la memoria dei dispendiosi benefici fattivi dalla Sig.ra Principessa Odescalchi, in vantaggio dei poveri infermi”. Il 23 maggio 1858 l’ospedale, venne benedetto dal vescovo sotto il titolo della Immacolata Concezione. Successivamente, un avviso pubblico informava la popolazione dell’avvenuto risarcimento e che l’ospedale sarebbe stato aperto il giorno 1 luglio dello stesso anno. I conti del 1855 e del 1856 presentavano delle incongruenze prontamente sistemate da Camillo de Leo, amministratore per conto di Livio Odescalchi e della moglie Sophia Branicka.  La principessa si occupò anche del rinnovamento architettonico dell’edificio. Gli stemmi sulla facciata ne ricordano gli interventi.

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Tra il 1869 e il 1874 l’ospedale subì consisenti rifacimenti architettonici e restauri di mobili e infissi. Il tutto venne diretto dall’architetto Luca Carimini: “Sulla porta d’ingresso principale nel prospetto si è sistemato in opera il bassorilievo semicircolare di diametro m 2.3 con impalcatura ed inzeppatura in malta e scaglie, muratura di tre grappe e relativa assistenza del modellatore”. Era il 1874.

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La lunetta, ancora presente sulla facciata, rappresenta una scena di vita quotidiana nell’Ospedale: in una camera con tre letti si vedono due donne malate accudite da una donna elegante (si notano le rifiniture dell’abito), con un parannanzi, dietro di lei due suore dell’ordine Figlie della Carità, riconoscibili dal copricapo a larghe tese, che, da come riportano i documenti dell’epoca, in quegli anni erano impegnate nell’assistenza agli infermi. La donna elegante dovrebbe essere Sophia.
I letti, i mobili e gli accessori rappresentati, sembrano quelli comperati da Sophia tra il 18 novembre 1856 e il 31 dicembre 1858, appena cominciò ad occuparsene.

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Sophia fu la prima direttrice dell’Asilo Infantile Comunale istituito nel 1874: con delibera n. 21 del 13 dicembre 1874 si dichiarava che i locali destinati all’Asilo Infantile Comunale erano pronti per l’inaugurazione. Venne proposto di affidarle la futura direzione e amministrazione perchè “la lodata Sig.ra Principessa è non solo animata dalle migliori disposizioni per assumere tale incarico in pieno acordo con la nostra amministrazione comunale, ma intende ancora che l’istituto conservi il carattere esclusivamente municipale”. Era un suo desiderio e la maggioranza dei braccianesi si era dimostrata favorevole. “Considerato che la Principessa approva ed accetta per uso del detto Asilo Infantile, e per abitazione del relativo personale i locali già destinati dal nostro municipio nell’ex convento degli Agostiniani, del Fondo Culto ceduto a questo comune, e chi ne assume la direzione e amministrazione, mediante un assegno annuo fisso da stabilirsi”. All’epoca l’Asilo Infantile Comunale era collocato  nell’ex convento degli Agostiniani, destinato a pubblica utilità.
Lo stesso anno Sophia donò al Comune di Bracciano il Campo Santo, ancora oggi in uso, e la chiesa al suo interno. Fece costruire le mura e l’edificio a sue spese.

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La chiesa ha una architettura neoclassica: portico colonnato, pianta a “croce greca” e una copertura a cupola con un’apertura centrale (oculus) che poggia su un tamburo esagonale.
La superficie interna della cupola è sagomata con 100 cassettoni quadrangolari disposti su cinque file orizzontali di 20 cassettoni ciascuna, di dimensioni diverse, ovvero degradanti con effetto prospettico attorno al grande occhio centrale.                                                                         Il Il 18 agosto 1886, all’età di 65 anni, ella morì. Al momento si trovava a Bassano di Sutri. Nel suo ultimo testamento così salutò i suoi tre figli Baldassarre, Ladislao, Maria della Pace: Je remercie mes enfants pour toutes leur tendresse et piété filiale et je les binis du fond du coeur, leur recommandant avant tout l’amour du Dieu et d’ȇtre toujours fidèles à la Sainte Eglise Catholique Romaine et au S.t Père le Pape vicaire de Jesus Crist sur cette terre de vivre obeissant aux Saints commandements de Dieu et de l’Eglise et lorsque le Seigneur aura appelé mon ȃme de ce monde de prier pour son répos eternel et d’enterrer mon corps près de celui du Prince Livio mon mari qui m’a precèdé au séjeur éternel.
Senza l’impegno di Sophia, molti aspetti sociali, culturali ed economici di Bracciano dell’epoca avrebbero avuto uno sviluppo diverso, di certo meno florido. Lei diede un notevole impulso economico e culturale a Bracciano, poi concretizzato e potenziato soprattutto dal figlio Baldassarre III, ma anche da Ladislao, ad esempio, con la sua prestigiosa collezione di armi e armature ancora oggi, in parte, custodita ed esposta nel castello, e da sua figlia Maria della Pace, contessa Keufstein, alla quale va il riconoscimento dell’acquisto del Convento dei Cappuccini, allora in mano ad un privato, e la riconsegna ai frati.

Autrice: Elena Felluca

ultima modifica: 12 novembre 2018

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