XVII secolo

Le fluttuazioni del livello delle acque del lago di Bracciano. Il ruolo degli emissari e degli immissari.

Da sempre il livello del lago di Bracciano viene influenzato dalle condizioni climatiche, in particolare dall’intensità delle precipitazioni, ma non solo, furono varie le fluttuazioni causate dall’uomo, in particolare con le opere per condurre acqua a Roma.
Il lago è alimentato principalmente dalle piogge e dalle sorgenti delle colline circostanti che generano i fossi che sfociano nel lago. L’Arrone è il suo unico emissario naturale, ad oggi non si conoscono uscite sotterranee. Continua a leggere

“Aqua Traiana”: condotto dell’acqua Carestia

Nella zona boschiva del territorio di Manziana, al confine con Bracciano, si trova la chiesa della Madonna della Fiora costruita in antichità sfruttando delle preesistenze di epoca romana connesse a una copiosa sorgente di acqua che veniva incanalata in un condotto individuato ed esplorato dai ricercatori dei gruppi Centro Ricerche Sotterranee Egeria e Roma Sotterranea: si tratta di uno dei vari rami dell’acquedotto Traiano in disuso a partire da un momento imprecisato del medioevo.
Non molto lontano dalla suddetta chiesa, a circa 200 m in linea d’aria a nord-est, si trova un’altra struttura di epoca romana, parzialmente interrata, di cui sono visibili soltanto alcuni resti murari in opera laterizia e in opera cementizia, tra cui un vano semicircolare e parte della copertura a crociera con lucernario centrale. Essa è stata interpretata da alcuni ricercatori come un ninfeo. Al momento non si hanno certezze sulla sua natura, ma non si può escludere una sua connessione con il condotto individuato nelle immediate vicinanze identificato con il condotto che pigliava l’acqua spersa detta la Carestia e la conduceva alla Fiora segnato su una mappa della zona del 1716: la traccia più vicina alla suddetta struttura è a circa 60.0 m di distanza verso sud-ovest, si tratta di un avvallamento circolare nel terreno interpretabile come un pozzo. A circa 100.0 m di distanza da questo si incontra il condotto che corre in superficie per circa 60.0 m in direzione sud-ovest ai piedi di Poggio del Nespolo, poi se ne perdono le tracce e non sappiamo in quale punto si allacciasse al condotto della sorgente Fiora. Il cunicolo è alto circa 1.25 m, largo 60 cm, le pareti interne sono rivestite di uno spesso strato di intonaco impermeabile, la muratura in opera incerta è visibile solo in alcuni punti, la volta è a sezione ogivale in conglomerato cementizio. Lo stato di conservazione è frammentario.
Nell’Istromento 23 agosto 1608, Carestia è menzionata, insieme a Matrice e Fiora, tra le acque che Virginio Orsini non cedette a Paolo V poichè, all’epoca, venivano lasciate scorrere nel Fosso della Fiora per alimentare le mole di Vigna Grande.
Il nome dell’acqua che scorreva in questo condotto sembra derivare dalla caratteristica di venire a mancare in caso di siccità. Sin dall’epoca degli Orsini (XV-XVII secolo) vennero fatti dei tentativi per trovare la sorgente.

"Condotto che pigliava l'acqua sparsa detta la Carestia"

“Condotto che pigliava l’acqua sparsa detta la Carestia”

 

Autrice: Elena Felluca

ultima modifica: 27 settembre 2015

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Castello di Bracciano, i busti dei Dodici Cesari

Giulio Cesare

Giulio Cesare

Nel castello di Bracciano troviamo una sala denominata “dei Cesari” per la presenza dei busti dei Dodici Cesari realizzati nel XVII secolo e disposti intorno alle pareti in ordine casuale.
Essi sono composti dalla testa in marmo bianco e il busto in peperino.
Dalla parete divisoria con la Sala del Pisanello vediamo in senso orario Giulio Cesare, Caligola, Tiberio, Galba, Tito, Nerone, Vespasiano, Domiziano, Claudio, Vitellio, Otone, Augusto.
Essi erano originariamente nel palazzo di Bassano, sono stati portati nel castello di Bracciano alla fine degli anni ’970 e collocati ove sono attualmente, ovvero in quella che precedentemente era nota come “Sala dei Trofei di caccia” per via delle numerose teste di animali imbalsamati e corna appese sulle pareti.

Augusto

Augusto

Tiberio

Tiberio

Caligola

Caligola

 

 

 

 

 

 

 

 

Claudio

Claudio

Nerone

Nerone

 

 

 

 

 

 

 

 

Vespasiano

Vespasiano

Tito

Tito

 

 

 

 

 

 

 

 

Domiziano

Domiziano

Galba

Galba

Otone

Otone

 

 

 

 

 

 

 

Vitellio

Vitellio

Castello di Bracciano, sala dei Cesari, disposizione busti.

Castello di Bracciano, sala dei Cesari, disposizione busti.

Autrice: Elena Felluca

ultima modifica: 24 marzo 2014

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Imprimatur

Imprimatur

Imprimatur

R. Monaldi-F. Sorti, Imprimatur, De Bezige Bij, Amsterdam, 2010. Bandito dalle case editrici italiane, ma molto apprezzato all’estero, è un giallo filosofico-letterario che mette in discussione la figura di Innocenzo XI (Odescalchi).
Nel 1696 difficoltà economiche portarono Flavio Orsini a cedere il complesso di Bracciano, il Castello e i diritti sul lago Sabatino, acquistato all’incanto e aggiudicato per la cifra di 386.300 scudi da Livio Odescalchi. Famiglia originaria di Como, banchieri di professione, gli Odescalchi si stanziarono a Roma e dintorni a seguito dell’elevazione al soglio pontificio di un componente, Benedetto, col nome di Innocenzo XI (insediato nel 1676). Massimo Pontefice, fu molto attivo nella guerra contro l’invasione turca verso Occidente, fomentò la difesa della cristianità fornendo cospicui aiuti finanziari agli armamenti cristiani. Assertore dell’autorità pontificia, egli sostenne un atteggiamento piuttosto rigido volto a mantenere e a divulgare una profonda integrità morale, visse nel più puro ascetismo e vietò anche ogni divertimento, a tal punto che il popolo lo soprannominò il “Papa minga”, ovvero il “Papa no”.
Livio Odescalchi, unico nipote di Innocenzo XI, ottenne l’investitura di Duca del Sirmio, Duca e Principe del Sacro Romano Impero da decreto dell’Imperatore Leopoldo I con l’aggiunta, sopra la medesima, della Bolla d’Oro emanata nel 1698, titoli estesi a tutti i suoi discendenti.
Secondo gli autori di Imprimatur, Carlo Odescalchi, fratello del papa, finanziò la conquista dell’Inghilterra da parte del protestante Guglielmo d’Orange nel 1688 segnando la fine del cattolicesimo inglese. Tra documenti consultati e documenti introvabili, supposizioni e congetture, essi presentano una figura differente del papa, definito un “finanziatore degli eretici”, un “commerciante avido”, un “politico testardo”.

Autrice: Elena Felluca

ultima modifica: 10 febbraio 2014

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