Età Romana

Bracciano (RM), “aqua Traiana” e “aqua Paula”: bolli laterizi

Nell’ambito delle ricerche svolte da chi scrive in vari rami dell’acquedotto Traiano-Paolo che si sviluppano intorno al lago di Bracciano, si pone l’attenzione sui bolli laterizi ritrovati lo scorso anno durante un’esplorazione in uno dei condotti del tratto iniziale dell’acquedotto lungo il Fosso di Grotte Renara.
Già in precedenza è stato data notizia dei bolli che recano il nome di Anteros Severianus fornendo un inconfutabile elemento datante all’epoca traianea della messa in opera di questo tratto dell’aqua Paula. Essi si trovano nel condotto della Botte delle Cinque Vene in parte scavato nel banco roccioso. Un tratto è pavimentato con bipedali, ventiquattro dei quali recano impronte di bolli semilunati, ma solo alcuni sono leggibili e sono di due tipi: su un tipo il testo epigrafico è disposto su una linea con lettere a rilievo DOL ANTEROT SEVER CAES (CIL XV, 811f), l’altro è trilineare con lettere a rilievo DOLIARE ANTEROTIS [SEVERI] (CIL XV, 811d). Entrambi trovano precisi riscontri nel Foro di Traiano.
La presa di captazione della Botte delle Cinque Vene si diversifica dalle altre esplorate nello stesso ramo dell’acquedotto per la presenza si numerose bocchette fatte di coppi rovesciati e di piccoli condotti rivestiti in laterizio su entrambi i lati del tratto iniziale del condotto che adducono acqua direttamente dal banco roccioso.
Il ritrovamento, lo studio e la lettura dei bolli sono opera di chi scrive e di Loredana Fauci.

Bibliografia di riferimento:

Bianchi E., 2004, Produzioni laterizie e cantieri edilizi traianei, in E.C. De Sena e H. Dessales, Metodi e approcci archeologici e il commercio nell’Italia Antica. BAR international Series 1262, pp. 268-289.

Bracciano (RM), "aqua Traiana" e "aqua Paula", condotto della Botte delle Cinque Vene, particolare.

Bracciano (RM), “aqua Traiana” e “aqua Paula”, condotto della Botte delle Cinque Vene, particolare.

Bracciano (RM), "aqua Traiana" e "aqua Paula", condotto della Botte delle Cinque Vene, particolare.

Bracciano (RM), “aqua Traiana” e “aqua Paula”, condotto della Botte delle Cinque Vene, particolare.

Bracciano (RM), "aqua Traiana" e "aqua Paula",  condotto della Botte delle Cinque Vene, bollo laterizio di Anteros Severianus.

Bracciano (RM), “aqua Traiana” e “aqua Paula”, condotto della Botte delle Cinque Vene, bollo laterizio di Anteros Severianus.

Bracciano (RM), "aqua Traiana" e "aqua Paula",  condotto della Botte delle Cinque Vene, bollo laterizio di Anteros Severianus.

Bracciano (RM), “aqua Traiana” e “aqua Paula”, condotto della Botte delle Cinque Vene, bollo laterizio di Anteros Severianus.

Autrice: Elena Felluca

ultima modifica: 3 dicembre 2015

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Bracciano, Vicarello, i bagni termali di epoca romana

Nel Fosso delle Ferriere, al disotto dell’edificio termale Ottocentesco della tenuta di Vicarello, è stato individuato un cunicolo di epoca romana diviso in due dall’attuale corso del fosso: si tratta di un condotto largo circa 60 cm, la muratura è in laterizio e la volta è a cappuccina. Sembra che esso abbia origine dall’edificio termale stesso e si diriga verso il cosiddetto ninfeo di epoca romana situato a poca distanza ove è stata ipotizzata la presenza di un impianto per l’utilizzo dell’acqua, ossia una cascata a gradini sormontata da una statua di Apollo e una vasca di raccolta. Purtroppo l’esplorazione del cunicolo è ostacolata dalla presenza di uno spesso strato di interro e detriti di cedimenti strutturali.
In antichità il fosso doveva seguire un altro corso oppure doveva essere completamente imbrigliato e deviato nei condotti dell’aqua Traiana.
La tenuta di Vicarello era nota in antichità per la presenza di una sorgente di acqua termale, motivo di attrazione di gruppi umani per millenni. Le testimonianze trovate al suo interno hanno permesso di rintracciare una sua frequentazione sin dalla preistoria.
Nel 1852 il Collegio Germanico Ungarico, allora proprietario della tenuta, fece costruire un grande edificio ancora oggi esistente inglobando la sorgente termale. In quell’occasione venne ristrutturato anche il nucleo dei bagni per la cura termale portando alla luce una stipe votiva: la spaccatura della roccia dalla quale sgorgava l’acqua alla temperatura di circa 40-45° era totalmente intasata di vasi in metallo, monete di epoca romana databili fino al IV secolo d.C., aes rude  e strumenti litici gettati in antichità dai malati fiduciosi o riconoscenti.
Sembra che, in epoca romana, i bagni termali facessero parte di un ampio complesso di edifici costruiti in un momento ancora imprecisato, ciò è testimoniato dai resti murari presso l’ex lavanderia, ossia la cosiddetta Casa di Ledo, e da altri resti visibili nelle immediate vicinanze.
Il condotto è stato individuato da chi scrive e da Loredana Fauci durante un’esplorazione per rintracciare i rami dell’acquedotto Traiano e del Traiano-Paolo nella tenuta di Vicarello.

Bracciano, Vicarello, particolare cunicolo di epoca romana

Bracciano, Vicarello, particolare cunicolo di epoca romana

Bracciano, Vicarello, particolare cunicolo di epoca romana

Bracciano, Vicarello, particolare cunicolo di epoca romana

Bracciano, Vicarello, particolare cunicolo di epoca romana

Bracciano, Vicarello, particolare cunicolo di epoca romana

Autrice: Elena Felluca

ultima modifica: 23 settembre 2015

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“Aqua Traiana”: condotto dell’acqua Carestia

Nella zona boschiva del territorio di Manziana, al confine con Bracciano, si trova la chiesa della Madonna della Fiora costruita in antichità sfruttando delle preesistenze di epoca romana connesse a una copiosa sorgente di acqua che veniva incanalata in un condotto individuato ed esplorato dai ricercatori dei gruppi Centro Ricerche Sotterranee Egeria e Roma Sotterranea: si tratta di uno dei vari rami dell’acquedotto Traiano in disuso a partire da un momento imprecisato del medioevo.
Non molto lontano dalla suddetta chiesa, a circa 200 m in linea d’aria a nord-est, si trova un’altra struttura di epoca romana, parzialmente interrata, di cui sono visibili soltanto alcuni resti murari in opera laterizia e in opera cementizia, tra cui un vano semicircolare e parte della copertura a crociera con lucernario centrale. Essa è stata interpretata da alcuni ricercatori come un ninfeo. Al momento non si hanno certezze sulla sua natura, ma non si può escludere una sua connessione con il condotto individuato nelle immediate vicinanze identificato con il condotto che pigliava l’acqua spersa detta la Carestia e la conduceva alla Fiora segnato su una mappa della zona del 1716: la traccia più vicina alla suddetta struttura è a circa 60.0 m di distanza verso sud-ovest, si tratta di un avvallamento circolare nel terreno interpretabile come un pozzo. A circa 100.0 m di distanza da questo si incontra il condotto che corre in superficie per circa 60.0 m in direzione sud-ovest ai piedi di Poggio del Nespolo, poi se ne perdono le tracce e non sappiamo in quale punto si allacciasse al condotto della sorgente Fiora. Il cunicolo è alto circa 1.25 m, largo 60 cm, le pareti interne sono rivestite di uno spesso strato di intonaco impermeabile, la muratura in opera incerta è visibile solo in alcuni punti, la volta è a sezione ogivale in conglomerato cementizio. Lo stato di conservazione è frammentario.
Nell’Istromento 23 agosto 1608, Carestia è menzionata, insieme a Matrice e Fiora, tra le acque che Virginio Orsini non cedette a Paolo V poichè, all’epoca, venivano lasciate scorrere nel Fosso della Fiora per alimentare le mole di Vigna Grande.
Il nome dell’acqua che scorreva in questo condotto sembra derivare dalla caratteristica di venire a mancare in caso di siccità. Sin dall’epoca degli Orsini (XV-XVII secolo) vennero fatti dei tentativi per trovare la sorgente.

"Condotto che pigliava l'acqua sparsa detta la Carestia"

“Condotto che pigliava l’acqua sparsa detta la Carestia”

 

Autrice: Elena Felluca

ultima modifica: 27 settembre 2015

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Bracciano, Macchia del Comune, bollo CN*LVX[...]/PRIMI[...].

Macchia del Comune di Bracciano, tegola.

Macchia del Comune di Bracciano, tegola con bollo CN*LVX[...]/PRIMI[...].

Nella Macchia del Comune, in località La Moletta, c’è una villa con terme private parzialmente messa in luce da scavi archeologici effettuati negli anni Ottanta che hanno reso visibile una grande cisterna e resti murari. Costruita nell’età tardo-repubblicana, sembra che essa rimase in uso fino al IV secolo. Durante il lavoro di indagine di superficie è stato trovato, tra le macerie dell’edificio, un frammento di tegola con bollo rettangolare con la scritta CN*LVX[...]/PRIMI[...] che trova confronti con uno in particolare trovato ad Anguillara Sabazia in località Mura S. Andrea letto per  esteso CN(AEI) LUXIL(II)/PRIMIGENI. Sembra che questi bolli vennero stampigliati fin dall’età tardo-repubblicana dai Luxilii individuati, da come ci riportano alcuni studiosi, nella zona a ovest di Bracciano e l’Anguillarese lungo la via Clodia della quale proprio un Luxilius prima della metà del III sec. d.C. risulta esser stato curato. Ma la sua presenza nella Macchia del Comune di Bracciano rende l’area di distribuzione un po’ più estesa.
Per i confronti si veda Villae e bolli inediti su lateres nel comprensorio del Lago di Bracciano (In particolare il confronto si ha con il bollo classificato col n. 34, pp. 116-117, tav. 4).
Da come riportato, il frammento di tegola è stato subito consegnato all’assistente del responsabile di zona per la Soprintendenza per i Beni Archeologici dell’Etruria Meridionale.

Autrice: Elena Felluca

ultima modifica: 26 ottobre 2014

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Bracciano, Vicarello, il cosiddetto “Ninfeo di Apollo”

Bracciano, Vicarello, il cosiddetto Ninfeo di Apollo.

Bracciano, Vicarello, il cosiddetto Ninfeo di Apollo.

…Emerge per la sua importanza e il suo migliore stato di conservazione un gruppo di ambienti consecutivi coassiali, aventi caratteristiche che portano a definirlo senz’altro ninfeo. Il suo ingresso doveva aprirsi di fronte alla Sorgente, verso la quale si volgono gli avanzi di una galleria non ancora scavata, che piega ad angolo ottuso per raccordare il diverso orientamento. Il ninfeo sembra iniziarsi con un largo atrio dal quale, attraverso due porte nella parete di fondo, si passava in ambienti che si fronteggiavano attraverso lo spazio intermedio che costituiva il vestibolo del salone centrale. Coperto da una volta a padiglione questo presentava ai lati due nicchioni fiancheggiati da porte, e di fronte un grande e profondo arco con un finestrone attraverso il quale appariva uno scivolo d’acqua rimbalzante su riseghe marmoree. Alla sommità di esso quasi certamente si drizzava la statua di Apollo che è stata trovata nello stesso vano. Questa sofisticata prospettiva si sviluppava in un complesso nel quale giocavano non soltanto le luci e le ombre, ma anche il colore – in prevalenza verde e rosso – di preziosi rivestimenti finemente disegnati, con la tecnica dell’opus sectile marmoreo nel pavimento e nelle pareti, e con quella del mosaico – di pasta vitrea blu e oro – nella volta (Colini, A.M. 1979, Vicarello. La sorgente termale nel tempo, L’Erma di Bretschneider, Roma).

Gli antichi bagni di epoca romana della tenuta di Vicarello sono stati identificati con le aquae Apollinares Novae per distinguerle dalle aquae Apollinares Veteres di Stigliano, ma non si hanno prove di questa distinzione nei documenti antichi: non dovrà sembrar strano se anche le acque di Vicarello portarono anticamente il nome di Apollinari: perocchè se io ho vendicato ai bagni di Stigliano l’antico nome, non ho inteso perciò di negarlo almeno possibile alle acque di Vicarello […]. Per l’opposto il nome ad novas dato nella Peutingeriana alla stazione, che dalle acque di Stigliano distava sole due miglia, può dare fondato sospetto, anche perché seguita dall’accusativo Aquas Apollinares, che le acque di Vicarello prima di denominarsi domiziane, ovvero in pari tempo, avessero portato il nome di aquae  Apollinares veteres; ma di ciò è miglior consiglio rimettersi al tempo (R. Garrucci, Della Via Clodia e coerenti e delle città e villaggi che furono sul corso di esse Quaderni della’ Forum Clodii, 2: 1975).

Studi in corso…

Bracciano, Vicarello, il cosiddetto Ninfeo di Apollo.

Bracciano, Vicarello, il cosiddetto Ninfeo di Apollo.

Bracciano, Vicarello, il cosiddetto Ninfeo di Apollo.

Bracciano, Vicarello, il cosiddetto Ninfeo di Apollo.

Bracciano, Vicarello, il cosiddetto Ninfeo di Apollo.

Bracciano, Vicarello, il cosiddetto Ninfeo di Apollo.

Bracciano, Vicarello, il cosiddetto Ninfeo di Apollo.

Bracciano, Vicarello, il cosiddetto Ninfeo di Apollo.

Bracciano, Vicarello, il cosiddetto Ninfeo di Apollo.

Bracciano, Vicarello, il cosiddetto Ninfeo di Apollo.

Bracciano, Vicarello, il cosiddetto Ninfeo di Apollo.

Bracciano, Vicarello, il cosiddetto Ninfeo di Apollo.

Busto di Apollo

Statua di Apollo trovata a Vicarello nel 1978 all’interno del ninfeo, I sec. d.C. (?)
Fabbrini, L. 1983, L’ Apollo di Vicarello e l’inserimento del suo prototipo nell’ambito della scultura attica del IV. secolo a. C., in Mitteilungen des Deutschen
Archaologischen Instituts (Rom.) XC, 1: 1-33. Oggi la statua è conservata nel Museo Civico di Bracciano.

Autrice: Elena Felluca

ultima modifica: 21 aprile 2014

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