Neolitico

ANGUILLARA SABAZIA, UN PÒ DI STORIA

Anguillara Sabazia

Anguillara Sabazia

La testimonianza più antica relativa all’esistenza di Anguillara la troviamo in un tratto dalle Epistulae del giurista Proculo nel caso di Rutilia Polla: lacum Sabatem Angularium. L’origine del termine dovreva ricercarta nella forma ad angolo del promontorio su cui sorge il centro storico di Anguillara, ipoteticamente sede dell’abitato primitivo.

Resti di epoca romana sono stati trovati sia sommersi dalle acque del lago a pochi metri dalla riva, sia nell’entroterra, ad esempio presso le Mura di S. Stefano: si tratta generalmente di ritrovamenti di resti di edifici interpretati come ville dal III secolo a.C. in poi.

Sicuramente il complesso delle Mura di S.Stefano rappresenta un esempio tra i più interessanti di architettura fortificata di quel tipo di insediamento rurale noto nel Lazio tra l’VIII e il IX secolo come domuscultae, cioè grandi tenute agricole amministrate dal papato.

Anguillara Sabazia, centro storico.

Anguillara Sabazia, centro storico.

Il feudo di Anguillara appartenne alla omonima famiglia forse a partire dall’XI secolo fino al 1489: la prima menzione risale al 1020 per la vendita del diritto di pesca nel lago Sabatino fatta da Guido lllus. comes, filius Benzonis qui appellatur de Anguillara. A tal proposito una leggenda narrata da G. Silvestrelli ci racconta degli antenati di questi baroni che uccisero un drago in una tana chiamata Malagrotta ed in compenso ottennero la terra che avrebbero percorso a piedi in un giorno. Essi giunsero fino al lago Sabatino e si fermarono nel punto in cui venne edificato il loro castello ad Anguillara.

 

Anguillara Sabazia, centro storico.

Anguillara Sabazia, centro storico.

Nel XIII secolo Anguillara era solo in parte dei suddetti conti: Innocenzo III con una bolla del 1205 confermò al Capitolo Vaticano i diritti ch aveva sull’Anguillara, Onorio III nel 1217 ne attribuì metà all’Ospedale di S. Tommaso in Formis al Celio.
Nel 1243, dopo l’elezione di Papa Innocenzo IV, Pandolfo conte d’Anguillara parteggiò per Federico II e per i ghibellini, per rivalità coi Prefetti che allora stavano col pontefice. Per questo, ma per poco tempo, Pietro di Vico venne investito della contea d’Anguillara fino a quando Pandolfo tornò dalla parte guelfa.

Col tempo la famiglia si divise in più rami.

Everso II d’Anguillara militò col patriarca ViteIleschi contro i baroni del Lazio. Dopo la tragica fine di Giacomo di Vico nel 1435, ultimo dei Prefetti, acquistò alcuni dei feudi a lui confiscati, altri ne usurpò. Morto nel 1464, Paolo II ordinò ai suoi figli Francesco e Deifobo di restituirli, ma non avendo essi ubbidito, mandò contro di loro con milizie Federico d’Urbino ed il Card. Forteguerra e confiscò loro tutti i feudi nel 1465. Fra questi non era però l’Anguillara, perchè dopo la morte d’Everso era passata al nepote Domenico. E dopo la morte di Domenico fu devoluta aIla C. Ap. per mancanza d’eredi diretti della linea investita (1489).

Anguillara Sabazia.

Anguillara Sabazia.

Innocenzo VIII con boIla del 21 febbraio 1490 investi della contea d’Anguillara Franceschetto Cibo ed incluse i castelli comprati dallo stesso nel 1487: Cerveteri, Monterano, Stigliano, Rota,Viano, parte d’Ischia.

Il 3 settembre 1492, dopo la morte del papa, Franceschetto vendette a Virginio Orsini d’Aragona di Bracciano i castelli di Cerveteri, Monterano, Viano e i tenimenti e castelli diruti di Rota e ischia e l’intero contado di Anguillara.
Con istrumenti Benimbene del 12 settembre 1493 Gentile Virginio donò a suo figlio Carlo Anguillara, Cervetri, Monterano e Stigliano.
Nel 1497, nella guerra di Alessandro VI contro gli Orsini, questi perdettero l’Anguillara che riuscirono ad ottenere di nuovo poco dopo, ma il papa Alessandro VI li confiscò tutti di nuovo nel 1503. Li ricuperarono dopo la sua morte del papa, avvenuta nello stesso anno.

Nel 1518 i possedimenti di Carlo passarono al figlio Virginio: egli nella sua vita ricevette numerosi incarichi di prestigio e favori dai vari papi che si sono succeduti durante la sua vita, ma nel 1539, entrato in conflitto con papa Paolo III, venne spogliato del feudo di Anguillara e di altri suoi possedimenti, affidati a Pier Luigi Farnese, che gli vennero restituiti nel 1548.

Anguillara Sabazia.

Anguillara Sabazia.

Poco dopo morì senza lasciare eredi maschi e la contea di Anguillara tornò agli Orsini di Bracciano e, nel 1560, venne eretta a marchesato: in quell’anno papa Pio IV accordò a Bracciano il titolo di ducato, nominando primo duca Paolo Giordano Orsini, gli assoggettò Campagnano, Anguillara, Galera, Scrofano, Trevignano, Monterano, Cantalupo, Bardella, S. Gregorio, Saracinesco, l’Isola, Palo, Cerverteri, Vicovaro e volle che ogni primogenito del duca di Bracciano porti il titolo di marchese dell’Anguillara (A.O. II.A.25,023/B). Nel 1690 i fratelli Flavio e Lelio Orsini misero in vendita i loro feudi col beneplacido del papa Innocenzo XII. Nel 1683 la terra di Anguillara venne acquistata da Francesco Grillo de Mari di Mondragone.
Nel 1758 Clemente XIII eresse e a ducato a favore di Giuseppe Grillo.
Nel 1872 venne aggiunto il nome Sabazia con R. Decreto del 6 ottobre.

RIFERIMENTI e bibliografia relativa:
Celletti, V.
1963 Gli Orsini di Bracciano, Roma.
Silvestrelli, S.
1993 Citta castelli e terre della regione romana, (rist. anast. Roma, 1940).
Tomassetti, G.
1907 La Campagna Romana, Roma.
Autrice: Elena Felluca

ultima modifica: 26 dicembre 2013

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La Marmotta, Anguillara Sabazia

I resti più antichi di frequentazione umana sulle sponde del lago Sabatino si trovano nel territorio di Anguillara Sabazia e sono rappresentati dal villaggio perilacustre “La Marmotta” del Neolitico Antico (le datazioni calibrate al C-14 sono comprese all’incirca tra il 5750 e il 5260 a.C). La località è nelle vicinanze di una sorgente nei pressi del fiume Arrone.
È attualmente il più antico insediamento di sponda del Neolitico dell’Europa occidentale, testimoniando l’occupazione delle rive dei laghi già nella prima metà del VI millennio a.C..
Durante il Neolitico l’uomo mise a punto nuove tecniche per il procacciamento di cibo accanto al semplice sfruttamento delle risorse naturali attraverso la caccia e la raccolta: l’uomo imparò progressivamente a coltivare piante e ad allevare animali, perfezionando col tempo le tecniche impiegate. Da ciò sono derivati numerosi cambiamenti nell’assetto sociale, economico e tecnologico dei singoli gruppi umani.
Il sito si trova tra 4 e 11 m di profondità, a circa 360 m dall’attuale linea di costa. È stato scopeto casualmente nel 1989 durante i lavori di scasso condotti sul fondale del lago per conto dell’Azienda Comunale Elettricità ed Acque di Roma e dal 1994, per molti anni, è stato interessato da campagne di scavo e ricerche sistematiche da parte della Soprintendenza al Museo Nazionale Preistorico Etnografico “Luigi Pigorini” di Roma.
Le acque del lago e i sedimenti hanno sigillato e conservato le vestigia di una comunità neolitica per circa 8.000 anni: resti di capanne, oggetti utilizzati nella vita quotidiana, oggetti legati a pratiche di culto, imbarcazioni, resti animali e vegetali che ci forniscono informazioni riguardo alle specie sfruttate nell’allevamento e nell’agricoltura così come nella caccia e nella raccolta.
Durante gli scavi sono stati messi in luce alcuni settori dell’antico villaggio esteso ipoteticamente per circa 2 ettari: si tratta di capanne all’asciutto edificate sull’antica linea di riva e disposte in modo ordinato mostrando un’organizzazione pianificata. Dalle analisi sono state riscontrate più fasi e sottofasi costruttive, tra la prima e l’ultima intercorrono circa 100 anni.
Le capanne a pianta rettangolare 8/10 m x 6 m sono testimoniate da pali verticali conservati per un’altezza variabile e da muretti in pietra alla base, l’alzato delle pareti al di sopra di essi era composto di incannucciate, travi e travetti misti a paglia e argilla, all’interno erano intonacate da un sottile strato di argilla. I tetti erano a doppio spiovente composti da intelaiature di travi ricoperte di paglia e frasche. Il piano pavimentale era in terra battuta.
All’interno del villaggio sono stati trovati numerosi vasi in ceramica di svariate forme utilizzati per differenti attività, alcuni erano anche decorati con impressioni o con motivi dipinti.
In generale, la ceramica che si caratterizza per la decorazione a impressione contraddistingue la Civiltà Neolitica presente su gran parte delle isole e sulle coste dell’Europa meridionale ed era ottenuta con vari strumenti o con il bordo di una conchiglia, come il Cardium. Di queste Culture a Ceramiche Impresse si conoscono svariati aspetti regionali definiti da particolari tecniche decorative e “La Marmotta” appartiene alla cultura delle Ceramiche Impresse del medio-tirreno.
Gli strumenti utilizzati nella vita quotidiana sono di vario tipo e ricavati da legname, pietre, selci, ossa animali, corno e fibre vegetali: si tratta di falcetti, asce, accette, spatole, punteruoli, lisciatoi, pestelli, macine e macinelli, cestini fatti da cordame intrecciato. Mentre l’ossidiana, rinvenuta nel villaggio in grandi quantità, testimonia contatti commerciali diretti o indiretti con le isole Pontine e con le Eolie.
Le cariossidi carbonizzate di cereali trovate nel villaggio testimoniano l’esistenza di una vasta economia agricola. Tra le specie coltivate sono presenti leguminose, ad esempio lenticchie e piselli, lino e papavero da oppio; vi erano anche prodotti offerti dalla foresta e dalle e dalle zone ai margini delle radure quali susine, prugne selvatiche, ciliegie, pere e mele selvatiche; o ancora nel bosco venivano raccolti fichi, sambuchi, cornioli, fragole, more, lamponi, nocciole e ghiande.
Sembra verosimile che le numerose capsule e semi di papavero da oppio rinvenuti nel villaggio fossero utilizzati non solo come sostanze medicinali, ma anche come allucinogene.
L’allevamento è testimoniato da resti di ovicaprini, suini e bovini, questi ultimi usati anche come forza lavoro per scopi agricoli. Mentre l’attività di caccia è testimoniata da resti di caprioli, cervi, cinghiali, lepri e tassi, uccelli (rallide e anatide) e pesci (tinca).
Quindi l’ambiente circostante il lago era caratterizzato da ampie zone boschive e da larghi tratti paludosi ricoperti da fitti canneti e zone arbustive lungo la riva.
Sono stati trovati anche oggetti legati alle pratiche di culto, tra questi vi è una statuetta in steatite alta 4,8 cm e larga 2,1 cm rappresentante la grande “dea madre” protettrice della fecondità e della fertilità. Anche i modellini imbarcazioni in ceramica trovati all’interno delle capanne dovrebbero essere legati a pratiche di culto o sciamaniche, insieme a pipe in ceramica e a vasi in miniatura di varie forme e decorazioni.
In un’area del villaggio vicina all’antica sponda lacustre, probabilmente adibita a cantiere navale, sono state trovate cinque piroghe monossili: una in particolare, “La Marmotta 1”, ben conservata, doveva essere in corso di lavorazione. È stata ricavata da un unico tronco di quercia, è leggermente rastremata verso prua, misura 10,5 m di lunghezza e 1,08 m di larghezza a poppa. Era adagiata sul fianco sinistro incastrata tra pali verticali infissi nel terreno in modo da fermarla nella posizione più ottimale per poter eseguire con sicurezza le operazioni di carpenteria necessarie alla sua ultimazione. L’esterno era stato completamente scortecciato, il fondo appiattito. All’interno sono ben visibili le tracce di lavorazione lasciate dalle asce di pietra levigate e dagli strumenti litici.
In termini di cronologia assoluta calibrata la piroga è databile intorno al 5500 a.C.

Non conosciamo le circostanze dell’abbandono del villaggio né il luogo del successivo trasferimento della comunità: probabilmente fu il graduale mutamento delle condizioni climatiche col conseguente cambiamento dell’habitat a spingere gli abitanti a spostarsi altrove alla ricerca di un posto più confortevole, non ci sono tracce che inducano a credere ad un abbandono causato da una distruzione drastica o da un cataclisma improvviso.

Il villaggio “La Marmotta” è un’importante testimonianza della presenza di una comunità in grado di produrre cibo, ove le pratiche agricole e allevatorie erano sviluppate, nonostante lo sfruttamento delle risorse naturali attraverso la caccia di animali selvatici e la raccolta di piante spontanee fosse ancora praticato. La presenza di oggetti integri ci fornisce preziose informazioni sulla cultura materiale e sui processi di lavorazione.

Nel Museo Nazionale Preistorico Etnografico “Luigi Pigorini” è dedicata un’intera sezione al villaggio con un’esposizione ben curata di vasellame, strumenti litici e di alcune delle piroghe recuperate. Vi sono anche pannelli esplicativi sulle attività di scavo e sull’orizzonte culturale dei reperti rinvenuti.

RIFERIMENTI e bibliografia relativa:
Fugazzola Delpino, A.M.
1995    Un tuffo nel passato. 8.000 anni fa nel lago di Bracciano,Viterbo: BetaGamma editrice.
Fugazzola Delpino, A.M. et alii (edd.)
2004    Civiltà dell’argilla. Le prime comunità del Neolitico, Dragoni (CE): Società Editrice Imago Media.

Museo Nazionale Preistorico Etnografico “Luigi Pigorini”:
http://www.pigorini.beniculturali.it/un-tuffo-nel-passato.html

Video dello scavo subacqueo del più antico villaggio di sponda neolitico, attualmente conosciuto. Loc. La Marmotta, lago di Bracciano, Anguillara Sabazia, Roma:

Anguillara Sabazia (RM). Scavi subacquei nel lago di Bracciano in loc. “La Marmotta”:
http://www.archeologia.beniculturali.it/index.php?it/142/scavi/scaviarcheologici_4e048966cfa3a/202

Il villaggio nascosto nel lago. Una giornata di 8000 anni fa. Cartone animato sullo scavo archeologico subacqueo de “La Marmotta” (Anguillara Sabazia, Roma):

Autrice: Elena Felluca

ultima modifica: 24 novembre 2013

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