Luoghi d’interesse

Aqua Traiana e aqua Paula

A quattro anni dall’inizio delle ricerche dell’aqua Traiana e dell’aqua Paula, ossia il maestoso acquedotto voluto da Traiano e ripristinato da Paolo V, si è giunti ad aver percorso svariati km sottoterra e in superficie, da Pisciarelli, frazione di Bracciano, dove l’acquedotto ha inizio, fino ad arrivare al labirinto delle Sette Botti, passando per il ninfeo di Venere. Ricordiamo che Traiano collegò numerose sorgenti intorno al lago di Bracciano per condurre acqua a Roma.

La documentazione da me prodotta, con l’ausilio di validi collaboratori, è fatta di rilievi, fotografie e recupero di dati storici.

Per saperne di più si vedano le mie pubblicazioni nei quaderni Sabatia Regio e la bibliografia relativa in essi contenuta.

Le ricerche continuano… Continua a leggere

I fossi del lago di Bracciano, tra storia e natura

Nei mesi scorsi si è assistito ad una lunga serie di proteste singole e di manifestazioni collettive in merito alla crisi idrica che investe il lago di Bracciano. In realtà la crisi idrica investe tutto il suolo nazionale (!).
Si incolpa Acea che pesca acqua dal lago per rifornire di acqua una parte di Roma e altri comuni, ma realmente nessuno fornisce dati certi e precisi in merito alla quantità effettiva tradotta in centimetri di abbassamento del livello. Per conoscere l’impatto ambientale, temo sia necessario osservare attentamente la natura e gli adattamenti delle singole specie animali e vegetali nel tempo.
Facendo un punto della situazione, emerge la necessità di calcolare le variabili di entrata: 1) precipitazioni atmosferiche; 2) portata delle sorgenti; 3) portata degli immissari (fossi nei quali scorre acqua sorgiva e provenienti dalle colline circostanti). Poi ci sono le variabili di uscita: 1) evaporazione dell’acqua dalla conca lacustre; 2) emissario Arrone; 3) prelievi Acea; 4) altri eventuali o ipotetici prelievi (ad esempio l’acqua prelevata dai canadair per spegnere incendi durante la scorsa estate; privati che pescano acqua dal lago per innaffiare, ecc…). Le variabili di entrata comportano un aumento del livello, ma esse sono notevolmente diminute nell’ultimo anno: la piovosità è risultata scarsa, così come la portata dei fossi. Le variabili di uscita comportano una diminuzione notevole del livello, sempre in considerazione della situazione climatica, in particolare, l’evaporazione della temperatura più elevata degli anni precedenti e protratta per un lasso di tempo più ampio (mesi primaverili piuttosto caldi), oppure i forti venti che, in un certo senso, “erodono” la superficie del lago (anche se il termine è improprio, rende l’idea). Acea preleva acqua, come già si faceva centinaia di anni fa con meno forza. Rimane da capire quanto è il rapporto tra le variabili di entrata e quelle di uscita. Il clima ha influito da sempre sulle fluttuazioni del livello del lago.
Sarebbe necessario monitorare anche ciò che entra nel lago dai fossi e chiamare in causa i responsabili per ciò che, eventualmente, impropriamente si mescola con le acque. Di certo andrebbe rivalutata la concessione ad Acea e adeguata all’attuale assetto culturale, sociale, normativo, economico (e non politico), ma chiedere anche un adeguamento della rete fognaria non sarebbe male.

Riguardo le fluttuazioni del livello del lago è utile sfogliare il resoconto a cura di Sigea.

Lo stato dei fossi a Bracciano è una questione del lago di cui non sembra esserci sufficiente attenzione da parte di alcuno. È una situazione che va avanti da anni, ma a soffrirne è la natura, in tutti i suoi aspetti, e la storia, per via delle vestigia dell’antichità, quali acquedotti antichi, dighe, sbarramenti, costruiti nei millenni e nei secoli passati.
L’ambiente mostra aspetti affascinanti: gole profonde intagliate nella roccia vulcanica in cui l’acqua, pura e limpida, affronta ampi salti formando cascate, o massi che donano ai corsi d’acqua un andamento serpenteggiante. Tra le sculture naturali della roccia, troviamo opere costruite sapientemente dagli antichi e integrate perfettamente nell’ambiente, a tal punto che, dopo millenni, sono ancora in piedi e funzionanti, salvo piccole modifiche avvenute nel tempo.
Percorrendo molti fossi, negli ultimi anni, mi sono resa conto della loro particolarità e bellezza, purtroppo non tutti sono percorribili a causa del cattivo stato delle acque.
La portata dei fossi dipende molto dalla piovosità, infatti, quest’anno molti sono asciutti, quasi tutti ricevono acqua da più punti, dall’inizio fino allo sbocco al lago. Non tutti, purtroppo, ricevono solo acqua sorgiva o di origine pluviale, alcuni, a quanto pare, soprattutto quelli fincheggiati dalla rete fognaria, sono soggetti a scarichi di liquami maleodoranti che, direttamente o indirettamente, giungono al lago, mescolandosi con le acque e impregnando la terra. Al di là delle cause e degli accordi degli anni passati, ad oggi, con tutte le norme a tutela dell’ambiente, è inconcepibile proseguire con tali scempi, compresa la mancanza di controlli frequenti degli enti e delle istituzioni preposte.
Il cattivo odore nei pressi di alcuni fossi interessati dalla presenza dell’acquedotto voluto da Traiano e ripristinato da Paolo V, rende sgradevole qualsiasi tentativo di visita ai tratti a vista.

Ma cosa è peggio per l’ambiente, il liquame maleodorante che scola nei fossi o il livello del lago che naturalmente e lentamente diminuisce?

Fossi interessati dallo scolo di liquami maleodoranti, alcuni esempi:

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 Fossi con acque pure, alcuni esempi:

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Autrice: Elena Felluca

ultima modifica: 27 novembre 2017

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Cupinoro e dintorni: un’importante area archeologica a Bracciano

Negli ultimi anni mi sono occupata dell’aspetto storico e archeologico di un’estesa fascia di territorio nei pressi della discarica di Cupinoro. Fino a un raggio di circa 6 Km sono emersi notevoli resti di epoca etrusca e di epoca romana, altri di datazione incerta, ma comunque facenti parte del patrimonio archeologico.
La presenza delle vestigia del passato è sempre stata nota, ma non sono mai stati effettuati, o divulgati, studi specifici per conoscere e risaltare le caratteristiche della zona in questione, tranne accenni a opere antiche, come il caso di Ponte Coperto e di alcuni aspetti pubblicati da chi scrive nella serie di quaderni Sabatia Regio.
Nell’IGM, la zona cerchiata in rosso è quella sottoposta a perlustrazioni di superficie, sebbene non totalmente per via delle proprietà private. Essa è risultata ricca di vestigia del passato, tranne la zona settentrionale alla discarica di Cupinoro, particolarmente soggetta a cementificazione e “contaminata” da opere moderne.

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Nella zona sud-occidentale di Bracciano, da un raggio di poche decine di metri a 6 km dalla discarica di Cupinoro, sono stati individuati numerosi resti antichi: tombe sparse, piccole necropoli, brevi tratti di sentieri battuti e di tagliate, resti di ponti di attraversamento di fossi, edifici di epoca romana interpretabili come ville o terme, frammenti di ceramica antica sparsi sulla superficie della campagna, cavità artificiali, presunte opere difensive, sistemi di raccolta delle acque e opere di drenaggio, luoghi di culto in cavità artificiali.
L’insieme ha permesso di ipotizzare che lo stanziamento umano sia stato particolarmente intenso durante l’epoca etrusca, come anche in epoca romana a partire dal tardo-repubblicano, fino ai primi due secoli dell’età imperiale.
Nel panorama di sviluppo della città etrusca, la zona in questione poteva essere un’area rurale ove vivevano piccoli nuclei familiari che gestivano, in modo autonomo, medie o piccole “fattorie” dedite ad attività agricole e di allevamento, quindi si può supporre una capillare occupazione del territorio a partire dal VII secolo a.C., presumibilmente in nuclei organizzati da una autorità centrale che gestiva il territorio secondo una strategia economica e amministrativa incentrata sullo sfruttamento agricolo e pastorale, basata sul sistema economico gentilizio.
Il fatto che una delle principali città etrusche, l’antica Caere, si trovi a poca distanza, fa supporre che il settore in questione fosse sottoposto al suo controllo e fosse occupato da insediamenti con prevalente vocazione agro-pastorale collegati tra loro da assi viari. Ciò sarebbe in linea con lo sviluppo agricolo che, a quanto sembra, in Etruria meridionale toccò il massimo splendore nel V secolo a.C., ma non si può escludere la loro dipendenza ad un altro importante centro etrusco limitrofo di cui si sono perse le tracce, forse proprio la leggendaria Sabate.
Dal IV secolo a.C. cominciò un periodo di crisi delle città etrusche culminato nella conquista di Veio da parte di Roma, Caere continuò a vivere mantenendo la sua autonomia, fino alla sottomissione nel III secolo a.C., quando tutti gli insediamenti etruschi vennero poco a poco romanizzati.

Rimango sbalordita dal fatto che, viste le carattaristiche dell’intera area, non si valuti seriamente l’idea di demolire quella montagna di immondizia, differenziando le sue componenti, e di lasciare definitivamente in pace tutto il territorio circostante. Ciò al fine di ripristinare gli spazi e, ove possibile, gli antichi luoghi, di permettere una rigenerazione delle peculiarità naturalistiche, “depurazione” della terra compresa.

Non è una presa di posizione, ma una considerazione sulla natura dell’area.
Come riscontrato in numerosi casi, col passare del tempo, la maggior parte degli edifici antichi, situati in zone divenute ormai inospitali, vennero abbandonati e dimenticati, idem le tombe e le necropoli. A seguito di periodi di abbandono, ad esempio, alcune cavità artificiali, come le tombe a camera, vennero riutilizzate, in passato vennero svuotate dagli oggetti trovati all’interno, senza la consapevolezza di un loro valore di mercato, e riutilizzate come ripari per persone o animali.
Alcune strutture antiche vennero sfruttate come cave di materiali edili: le mura vennero poco a poco demolite e le componenti reimpiegate per costruire abitazioni o edifici di natura differente, magari posizionate in luoghi distanti. È da sottolineare che il fenomeno della spoliazione delle antichità è testimoniato già in età romana imperiale e divenne un fenomeno abituale nelle epoche successive. I pezzi spoliati sono di vario tipo: le lastre scolpite potevano essere utilizzate come ornamento, mantenendo il loro valore comunicativo, mentre i mattoni o le pietre, grezze oppure scolpite, vennero semplicemente reimpiegati nell’edilizia, talvolta indipendentemente dal loro significato primario.
Bolle ed editti a difesa del patrimonio culturale, in particolare dei Beni architettonici di Roma, si hanno sin dal XV secolo. Addirittura Martino V definiva sacrileghe le devastazioni di edifici antichi e imponeva la demolizione di fabbriche abusivamente addossate ai monumenti antichi. Altri pontefici hanno invece provocato danni ai monumenti antichi, ad esempio, asportando marmi per collocarli altrove o per farli triturare al fine di ricavare la calce.
Per non parlare degli scavi clandestini, distruttivi dei contesti e dannosi per la ricostruzione delle culture antiche.
In altri casi notiamo continuità di riutilizzo di una stessa struttura persino fino all’epoca moderna, talvolta modificandola nella planimetria e nella natura, oppure lasciandola tale e quale. Questo vale anche per le installazioni o la viabilità, come le vasche per la raccolta delle acque, le opere di drenaggio, i ponti, le strade, che nei secoli e nei millenni non hanno perso la loro funzione, ma sono state semplicemente ristrutturate e potenziate.

Nella memoria collettiva, il ricordo di insediamenti si è annebbiato fino a scomparire nel tempo, lasciando solo labili tracce materiali spesso illeggibili.

Oggi abbiamo maggiore consapevolezza del significato e dell’importanza culturale delle vestigia del passato, abbiamo una legislazione, piuttosto complessa, volta alla tutela, e non solo, dei Beni antichi.
Alla luce di ciò, dovremmo pianificare, con maggiore rispetto delle norme e della memoria collettiva, ogni genere di opera e ogni cambiamento di destinazione d’uso di un’area, soprattutto in zone intermedie a centri abitati di notevole vocazione turistica quali Cerveteri e Bracciano.

Ceri, ninfeo

Ceri, ninfeo

Ceri, Ponte Coperto

Ceri, Ponte Coperto

Bracciano, opera di regimazione e imbrigliamento di epoca etrusca. Bracciano, Castel Giuliano.

Bracciano, opera di regimazione e imbrigliamento di epoca etrusca. Bracciano, Castel Giuliano.

Foto e approfondimenti:

Autrice: Elena Felluca

ultima modifica: 14 ottobre 2017

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Ricognizione archeologica lungo le rive del lago di Bracciano

Le condizioni climatiche e la scarsa piovosità di oltre un anno hanno causato il progressivo abbassamento del livello del lago di Bracciano. Le fonti di alimentazione sono le sorgenti naturali e le piogge stesse, così l’aumento della siccità, rispetto agli anni precedenti, ha determinato una diminuzione del livello di circa 1.5 m. Il lago ha risentito di una situazione meteorologica generica che coinvolge tutta la nazione, ma a contribuire, sebbene in piccola parte, sono anche i prelievi dell’Acea indispensabili per rifornire di acqua una parte di Roma e altri comuni del Lazio.
Il lago non ha immissari fluviali, solo un emissario, l’Arrone, ma attualmente le paratoie dell’imbocco sono chiuse e le condizioni dell’imbocco non permettono la fuoriuscita di acqua.
Da sempre il livello del lago di Bracciano è influenzato dalle condizioni climatiche, ciò ha comportato numerosi problemi per quanto riguarda le attività rivierasche e, sin dal XVII secolo, per le opere idrauliche realizzate per condurre acqua a Roma.
Storicamente ed archeologicamente abbiamo notizie del “troppo pieno”, ossia del livello troppo alto con conseguenti allagamenti di abitazioni, campi e strade, o del “troppo basso”, ossia di siccità che ha comportato lo scavo di canali per irrigare. Ciò ha condizionato anche l’assetto degli insediamenti sulle sponde.
L’attuale situazione di abbassamento del livello ha permesso di individuare e localizzare numerose rovine antiche lungo le rive: manufatti antichi, pietre lavorate, frammenti fittili, mura, resti di edifici antichi, palizzate, ossia numerose testimonianze al passato.
Tutto lascia tracce sul terreno e, ora che il lago si è abbassato notevolmente rispetto agli anni precedenti, è possibile osservarle e studiarle.
Un’individuazione e uno studio ci permetterà di conoscere meglio e tutelare il patrimonio storico ed archeologico presente nel territorio in questione.
Al momento sono emerse piccole concentrazioni di materiale ceramico, vasellame e resti di tegole, soprattutto di epoca romana, ma anche di epoche recenti, infatti in superficie possano trovarsi reperti risalenti a periodi differenti. La formazione dei depositi può essere avvenuta per fenomeni naturali oppure sono stati accumulati appositamente.
Sono riemerse dalle acque resti edifici già in parte noti: si tratta perlopiù di ville di epoca romana, caratterizzate dal collegamento con il centro urbano grazie alla prossimità a importanti vie di comunicazione.
Parallelamente alla via moderna circumlacuale, ad una distanza di circa 10 m, in vari tratti sulla riva del lago, troviamo vari basoli divelti: si tratta delle componenti della viabilità romana, forse uno dei diverticoli della via clodia che si dirigeva verso l’attuale tenuta di Vicarello, interessata dalla frequentazione umana a partire dall’Età del Bronzo, con un picco durante tutta l’epoca romana, quando vennero edificati imponenti costruzioni, almeno a partire sin dal III secolo a.C. fino al primo imperiale. Un tratto della strada è in posto sott’acqua, evidente in uso quando il livello del lago era molto più basso rispetto ad oggi. Durante i lavori di asfaltatura dell’attuale via di percorrimento e di messa in opera di tubature varie, i basoli possono essere stati scalzati, oppure facevano parte dei tratti oggi sommersi, asportati per essere riposizionati altrove.
Si trovano anche palizzate di recinzioni per delimitare le proprietà, file parallele di paletti, forse resti di pontili per attraccare le imbarcazioni da pesca o da trasporto, l’epoca potrebbe essere identificata solo a seguito di una eventuale accurata analisi del legno.
Rimangono dei forti dubbi nelle interpretazioni dei resti archeologici lacustri, i dati attualmente a nostra disposizione dicono ben poco sulla reale funzione delle reminiscenze materiali del passato, occorrerebbero indagini più approfondite.
Presto verrà prodotta e messa a disposizione una documentazione dettagliata sulla documentazione registrata.

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Autrice: Elena Felluca

ultima modifica: 24 maggio 2017

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Bracciano (RM), Forum Clodii, una praefectura lungo la via Clodia

Nella Macchia della Fiora, a Bracciano (RM), è stato indagato e rilevato un complesso di cisterne forse pertinente a Forum Clodii, un insediamento di epoca romana fondato in un momento imprecisato lungo la via Clodia e divenuto sede di una praefectura. Ad oggi non è stato ancora localizzato con sicurezza, anche se in passato venne ipotizzata la sua coincidenza con la tenuta di S. Liberato, a circa 1.5 km a valle, per via di una serie di testimonianze epigrafiche trovate in giacitura secondaria. La presenza di questo complesso di cisterne è da mettere in relazione con i resti murari affioranti in superficie e con i tratti ancora visibili dell’antica strada basolata.
La muratura delle cisterne e i frammenti di ceramica, insieme ad altri indizi sparsi sulla  superficie, permettono di ipotizzare una consistente frequentazione dell’area in epoca romana e non vi sono grosse sovrapposizioni in epoche successive.
Una cisterna è disposta a “L”: il tronco più breve si sviluppa per una lunghezza di circa 15 m, il tronco più lungo si sviluppa per una lunghezza di circa 48 m e una larghezza di 2.9 m. Essa è in parte nel sottosuolo, in parte si eleva sul piano di calpestio. Le pareti interne sono completamente rivestite di cocciopesto. Il tronco più breve è dotato di una sovrastruttura con evidenti rifacimenti successivi all’epoca romana ed è dotato di una canaletta di scolo orientata verso dei resti murari appena visibili, forse una vasca. Il tronco più lungo conserva solo parte della copertura. Un’altra cisterna è a poca distanza: essa ha forma rettangolare con un grosso pilastro centrale, misura 8.75 m di lunghezza e 6.8 di larghezza, presenta profonde fratture strutturali ed è colma di terra mista a pochi frammenti di ceramica e maioliche del XVI e del XVII secolo.
Tali cisterne, verosimilmente utilizzate per la raccolta di acqua piovana, in origine dovevano rifornire un abitato piuttosto consistente in estensione e in importanza. Considerando anche l’immediata vicinanza alla via basolata, si può supporre un’identificazione con Forum Clodii dell’insieme delle rovine antiche.
Sembra che la zona fosse frequentata periodicamente fino a pochi decenni fa, ma oggi appare solo un fitto bosco disabitato.
Le cisterne sono state esplorate e rilevate da chi scrive e da Tullio Dobosz.

Bracciano (RM), Macchia della Fiora, ingresso cisterna a "L".

Bracciano (RM), Macchia della Fiora, ingresso cisterna a “L”.

Bracciano (RM), Macchia della Fiora, cisterna a “L”, particolare interno.

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Bracciano (RM), Macchia della Fiora, cisterna, particolare interno.

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Autrice: Elena Felluca

ultima modifica: 14 dicembre 2015

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