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I fossi del lago di Bracciano, tra storia e natura

Nei mesi scorsi si è assistito ad una lunga serie di proteste singole e di manifestazioni collettive in merito alla crisi idrica che investe il lago di Bracciano. In realtà la crisi idrica investe tutto il suolo nazionale (!).
Si incolpa Acea che pesca acqua dal lago per rifornire di acqua una parte di Roma e altri comuni, ma realmente nessuno fornisce dati certi e precisi in merito alla quantità effettiva tradotta in centimetri di abbassamento del livello. Per conoscere l’impatto ambientale, temo sia necessario osservare attentamente la natura e gli adattamenti delle singole specie animali e vegetali nel tempo.
Facendo un punto della situazione, emerge la necessità di calcolare le variabili di entrata: 1) precipitazioni atmosferiche; 2) portata delle sorgenti; 3) portata degli immissari (fossi nei quali scorre acqua sorgiva e provenienti dalle colline circostanti). Poi ci sono le variabili di uscita: 1) evaporazione dell’acqua dalla conca lacustre; 2) emissario Arrone; 3) prelievi Acea; 4) altri eventuali o ipotetici prelievi (ad esempio l’acqua prelevata dai canadair per spegnere incendi durante la scorsa estate; privati che pescano acqua dal lago per innaffiare, ecc…). Le variabili di entrata comportano un aumento del livello, ma esse sono notevolmente diminute nell’ultimo anno: la piovosità è risultata scarsa, così come la portata dei fossi. Le variabili di uscita comportano una diminuzione notevole del livello, sempre in considerazione della situazione climatica, in particolare, l’evaporazione della temperatura più elevata degli anni precedenti e protratta per un lasso di tempo più ampio (mesi primaverili piuttosto caldi), oppure i forti venti che, in un certo senso, “erodono” la superficie del lago (anche se il termine è improprio, rende l’idea). Acea preleva acqua, come già si faceva centinaia di anni fa con meno forza. Rimane da capire quanto è il rapporto tra le variabili di entrata e quelle di uscita. Il clima ha influito da sempre sulle fluttuazioni del livello del lago.
Sarebbe necessario monitorare anche ciò che entra nel lago dai fossi e chiamare in causa i responsabili per ciò che, eventualmente, impropriamente si mescola con le acque. Di certo andrebbe rivalutata la concessione ad Acea e adeguata all’attuale assetto culturale, sociale, normativo, economico (e non politico), ma chiedere anche un adeguamento della rete fognaria non sarebbe male.

Riguardo le fluttuazioni del livello del lago è utile sfogliare il resoconto a cura di Sigea.

Lo stato dei fossi a Bracciano è una questione del lago di cui non sembra esserci sufficiente attenzione da parte di alcuno. È una situazione che va avanti da anni, ma a soffrirne è la natura, in tutti i suoi aspetti, e la storia, per via delle vestigia dell’antichità, quali acquedotti antichi, dighe, sbarramenti, costruiti nei millenni e nei secoli passati.
L’ambiente mostra aspetti affascinanti: gole profonde intagliate nella roccia vulcanica in cui l’acqua, pura e limpida, affronta ampi salti formando cascate, o massi che donano ai corsi d’acqua un andamento serpenteggiante. Tra le sculture naturali della roccia, troviamo opere costruite sapientemente dagli antichi e integrate perfettamente nell’ambiente, a tal punto che, dopo millenni, sono ancora in piedi e funzionanti, salvo piccole modifiche avvenute nel tempo.
Percorrendo molti fossi, negli ultimi anni, mi sono resa conto della loro particolarità e bellezza, purtroppo non tutti sono percorribili a causa del cattivo stato delle acque.
La portata dei fossi dipende molto dalla piovosità, infatti, quest’anno molti sono asciutti, quasi tutti ricevono acqua da più punti, dall’inizio fino allo sbocco al lago. Non tutti, purtroppo, ricevono solo acqua sorgiva o di origine pluviale, alcuni, a quanto pare, soprattutto quelli fincheggiati dalla rete fognaria, sono soggetti a scarichi di liquami maleodoranti che, direttamente o indirettamente, giungono al lago, mescolandosi con le acque e impregnando la terra. Al di là delle cause e degli accordi degli anni passati, ad oggi, con tutte le norme a tutela dell’ambiente, è inconcepibile proseguire con tali scempi, compresa la mancanza di controlli frequenti degli enti e delle istituzioni preposte.
Il cattivo odore nei pressi di alcuni fossi interessati dalla presenza dell’acquedotto voluto da Traiano e ripristinato da Paolo V, rende sgradevole qualsiasi tentativo di visita ai tratti a vista.

Ma cosa è peggio per l’ambiente, il liquame maleodorante che scola nei fossi o il livello del lago che naturalmente e lentamente diminuisce?

Fossi interessati dallo scolo di liquami maleodoranti, alcuni esempi:

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 Fossi con acque pure, alcuni esempi:

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Autrice: Elena Felluca

ultima modifica: 27 novembre 2017

Riproduzione vietata senza il consenso dell’Autrice.
È permesso citare l’articolo come sitografia indicando il nome dell’autrice, il titolo dell’articolo, l’indirizzo internet e la data indicata nel testo che si riferisce alla lettura dell’utente.

Conferenza

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Domenica 17 settembre 2017, a Bracciano, terrò una breve conferenza dal titolo “Aqua Traiana e Aqua Paula. Da Bracciano a Roma, il percorso delle acque lungo 2000 anni di storia”.
A 1900 anni dalla morte di Traiano, Optimus Princeps, si vuole ricordare un’opera idraulica voluta dall’imperatore: l’Aqua Traiana, ossia il maestoso e articolato acquedotto realizzato per rifornire una parte di Roma con le acque sorgive, allora assai copiose, catturate intorno al lago di Bracciano. Ancora oggi esso appare un labirinto di cunicoli che non hanno perso la funzione stabilita in antichità.
Saranno presentate le ricerche, in parte inedite, svolte negli ultimi tre anni.
L’evento avrà luogo in occasione della terza edizione di “Erbacce&dintorni”, un’iniziativa dell’associazione Semilune, con la partecipazione degli Enti locali e di numerosi professionisti e appassionati delle erbe spontanee, per percorrere insieme un cammino alla riscoperta della bellezza e della ricchezza della natura, della biodiversità e della complessità degli ecosistemi.
I dettagli e il programma completo sono sul sito web www.erbaccedintorni.com .
La conferenza avverrà nella Chiesa della Misericordia, via Umberto I n. 4, a Bracciano (RM), alle ore 19.30.

Fonte: Scintilena

Sabatia Regio

La collana di quaderni Sabatia Regio. Studi, esplorazione e ricerche nel territorio del lago di Bracciano è nata nel 2016. È un semplice veicolo divulgativo degli studi storici e archeologici, delle esplorazioni speleologiche e delle ricerche storico-artistiche svolte da me con il prezioso aiuto di appassionati, rigorosamente menzionati. Attraverso le descrizioni, le foto e i disegni affronto argomenti inediti e poco sviluppati dagli studiosi: descrivo  a “puntate” l’aqua Traiana e l’aqua Paula, ossia il maestoso acquedotto voluto da Traiano, poi parzialmente ripristinato da Paolo V, per portare acqua a Roma. Ma c’è molto altro: l’aspetto archeologico della Macchia del Comune di Bracciano, approfondimenti storici su Vicarello, appunti sul Castello di Bracciano, descrizione delle opere idrauliche antiche individuate a Bracciano.
Il territorio in questione è ricco di antichità inesplorate e poco considerate, non si vuole di certo avere la pretesa di rivelare chissà quale verità, ma l’intento è quello di stimolare la consapevolezza della presenza di importanti risorse storiche e archeologiche da valorizzare e tutelare. Il luoghi non sono mai georeferenziati proprio per proteggerli.
Non si finisce mai di imparare e di conoscere, l’opera non è totalmente esaustiva, si potrà sempre ampliare e modellare alla luce di nuovi dati.
Non si può parlare del futuro senza la cultura del passato.
È possibile acquistare i quaderni singolarmente, al prezzo di copertina, o insieme, a prezzo “amico”. Per informazioni: contatti privati.

Elena Felluca

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Bracciano (RM), l’acqua di Venere e il culto sotterraneo

IL CULTO DELL’ACQUA NELLA ROCCIA

Nella zona nord-occidentale del lago di Bracciano, nascosto nella campagna e custodito dalla natura, si trova un complesso architettonico sotterraneo dedicato verosimilmente a Venere, dea della bellezza, dell’amore e della fertilità: si tratta di un luogo indicato con l’idronimo acqua di Venere nell’Istromento 23 agosto 1608 tra le sorgenti cedute a Paolo V per ripristinare l’antico acquedotto di Traiano.
La chiave di lettura per comprenderne la natura può essere quella di un uso cultuale.
L’edificio venne realizzato sul declivio naturale di un avvallamento, poi inglobato da Traiano apportando delle variazioni nella struttura e nell’utilizzo, essendo assai severe le norme di tutela e conservazione degli acquedotti che rifornivano Roma.
La roccia e le scaturigini erano state racchiuse in una struttura monumentale in un momento imprecisato dell’epoca imperiale: un lungo corridoio delimitato da portici rialzati, composti da arcate sorrette da grossi pilastri in laterizio, convogliava l’acqua scaturita da vari punti della roccia in un piccolo fiume sotterraneo. La roccia viva è a vista sul lato nord, la nicchia centrale è piuttosto elaborata e lascia supporre la presenza di una statua, forse l’immagine della divinità adorata. La volta conserva in alcuni punti l’intonaco celeste che doveva rivestirla interamente. Il prospetto meridionale appare manomesso dalla muratura di chiusura delle nicchie: è ipotizzabile che si affacciassero verso l’esterno e, se fossero state aperte senza il muro di fondo, come è facile supporre senza volare troppo con la fantasia, permettevano alla luce naturale di entrare creando giochi di luci e ombre e di lasciare intravedere dall’esterno l’immagine sacra.
Prima che Traiano modificasse parzialmente la struttura, il complesso, visto dall’esterno, doveva avere una scenografia spettacolare: si affacciava su una valletta racchiusa naturalmente tra pareti rocciose piuttosto ripide e aperta a sud in una spianata, dove vi erano dei laghetti nati dalla decantazione delle acque sorgive. Possiamo supporre che il tutto fosse racchiuso in un boschetto sacro e circondato di giardini.

È noto, più delle altre captazioni dell’antico acquedotto, il ninfeo di Santa Fiora, a Manziana, considerato erroneamente il caput aquae dell’aqua Traiana, ma essa non era altro che uno dei numerosi capi d’acqua, abbandonato definitivamente nel medioevo e mai utilizzato da Paolo V. La struttura di epoca romana risulta assai meno monumentale rispetto al complesso dell’acqua di Venere ed è piuttosto rimaneggiata per via del suo utilizzo come chiesa fino a pochi decenni fa, ciò ha fatto perdere vari elementi originari. Essa rappresenta uno di quegli aspetti di continuità di utilizzo, nei millenni, come luogo sacro, sebbene l’impianto cristiano abbia cancellato ogni traccia del culto pagano.

Il lavoro di studio sarà di prossima pubblicazione nel quarto quaderno della collana Sabatia Regio. Studi, esplorazione e ricerche nel territorio del Lago di Bracciano.
Colgo l’occasione per ringraziare carissimi amici con i quali ho potuto condividere momenti speciali durante le ricerche: Antonio De Sessa e Tullio Dobosz.

Bracciano (RM), Acqua di Venere, captazione dell'Aqua Traiana-Aqua Paula

Bracciano (RM), Acqua di Venere, captazione dell’Aqua Traiana-Aqua Paula

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Fonte: Scintilena

Autrice: Elena Felluca

ultima modifica: 29 luglio 2017

Riproduzione vietata senza il consenso dell’Autrice.
È permesso citare l’articolo come sitografia indicando il nome dell’autrice, il titolo dell’articolo, l’indirizzo internet e la data indicata nel testo che si riferisce alla lettura dell’utente.

Ricognizione archeologica lungo le rive del lago di Bracciano

Le condizioni climatiche e la scarsa piovosità di oltre un anno hanno causato il progressivo abbassamento del livello del lago di Bracciano. Le fonti di alimentazione sono le sorgenti naturali e le piogge stesse, così l’aumento della siccità, rispetto agli anni precedenti, ha determinato una diminuzione del livello di circa 1.5 m. Il lago ha risentito di una situazione meteorologica generica che coinvolge tutta la nazione, ma a contribuire, sebbene in piccola parte, sono anche i prelievi dell’Acea indispensabili per rifornire di acqua una parte di Roma e altri comuni del Lazio.
Il lago non ha immissari fluviali, solo un emissario, l’Arrone, ma attualmente le paratoie dell’imbocco sono chiuse e le condizioni dell’imbocco non permettono la fuoriuscita di acqua.
Da sempre il livello del lago di Bracciano è influenzato dalle condizioni climatiche, ciò ha comportato numerosi problemi per quanto riguarda le attività rivierasche e, sin dal XVII secolo, per le opere idrauliche realizzate per condurre acqua a Roma.
Storicamente ed archeologicamente abbiamo notizie del “troppo pieno”, ossia del livello troppo alto con conseguenti allagamenti di abitazioni, campi e strade, o del “troppo basso”, ossia di siccità che ha comportato lo scavo di canali per irrigare. Ciò ha condizionato anche l’assetto degli insediamenti sulle sponde.
L’attuale situazione di abbassamento del livello ha permesso di individuare e localizzare numerose rovine antiche lungo le rive: manufatti antichi, pietre lavorate, frammenti fittili, mura, resti di edifici antichi, palizzate, ossia numerose testimonianze al passato.
Tutto lascia tracce sul terreno e, ora che il lago si è abbassato notevolmente rispetto agli anni precedenti, è possibile osservarle e studiarle.
Un’individuazione e uno studio ci permetterà di conoscere meglio e tutelare il patrimonio storico ed archeologico presente nel territorio in questione.
Al momento sono emerse piccole concentrazioni di materiale ceramico, vasellame e resti di tegole, soprattutto di epoca romana, ma anche di epoche recenti, infatti in superficie possano trovarsi reperti risalenti a periodi differenti. La formazione dei depositi può essere avvenuta per fenomeni naturali oppure sono stati accumulati appositamente.
Sono riemerse dalle acque resti edifici già in parte noti: si tratta perlopiù di ville di epoca romana, caratterizzate dal collegamento con il centro urbano grazie alla prossimità a importanti vie di comunicazione.
Parallelamente alla via moderna circumlacuale, ad una distanza di circa 10 m, in vari tratti sulla riva del lago, troviamo vari basoli divelti: si tratta delle componenti della viabilità romana, forse uno dei diverticoli della via clodia che si dirigeva verso l’attuale tenuta di Vicarello, interessata dalla frequentazione umana a partire dall’Età del Bronzo, con un picco durante tutta l’epoca romana, quando vennero edificati imponenti costruzioni, almeno a partire sin dal III secolo a.C. fino al primo imperiale. Un tratto della strada è in posto sott’acqua, evidente in uso quando il livello del lago era molto più basso rispetto ad oggi. Durante i lavori di asfaltatura dell’attuale via di percorrimento e di messa in opera di tubature varie, i basoli possono essere stati scalzati, oppure facevano parte dei tratti oggi sommersi, asportati per essere riposizionati altrove.
Si trovano anche palizzate di recinzioni per delimitare le proprietà, file parallele di paletti, forse resti di pontili per attraccare le imbarcazioni da pesca o da trasporto, l’epoca potrebbe essere identificata solo a seguito di una eventuale accurata analisi del legno.
Rimangono dei forti dubbi nelle interpretazioni dei resti archeologici lacustri, i dati attualmente a nostra disposizione dicono ben poco sulla reale funzione delle reminiscenze materiali del passato, occorrerebbero indagini più approfondite.
Presto verrà prodotta e messa a disposizione una documentazione dettagliata sulla documentazione registrata.

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Autrice: Elena Felluca

ultima modifica: 24 maggio 2017

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