Tag: Vicarello

Giro sul lago Sabatino, motonave Sabazia II, maggio 2013

Giro sul lago Sabatino

Pianta del lago Sabatino col percorso (circa) e le principali località.

Giro sul lago Sabatino

Bracciano, “pontile degli inglesi”, tra il 1937 e il 1940 venne utilizzato dall’Imperial Airways.

Giro sul lago Sabatino

Bracciano, lungolago G. Argenti.

Giro sul lago Sabatino

Bracciano, sulla sommità dell’altura il castello e il borgo antico, fine XVI secolo.

Giro sul lago Sabatino

Bracciano, castello, fine XV secolo.

Giro sul lago Sabatino

Bracciano, lungolago San Celso.

Giro sul lago Sabatino

Bracciano (con lo sguardo indietro), vetta del monte di Rocca Romana.

Giro sul lago Sabatino

Bracciano (con lo sguardo indietro), sulla sommità dell’altura il castello.

Giro sul lago Sabatino

Bracciano, lungolago di Vigna di Valle.

Giro sul lago Sabatino

Bracciano (con lo sguardo indietro).

Giro sul lago Sabatino

Bracciano (con lo sguardo indietro).

 

 

Giro sul lago Sabatino

Bracciano, museo storico dell’Aeronautica Militare di Vigna di Valle.

Giro sul lago Sabatino

Anguillara Sabazia, località Madonna delle Grazie.

 

 

Giro sul lago Sabatino

Anguillara Sabazia, (con lo sguardo indietro) località Madonna delle Grazie.

Giro sul lago Sabatino

Anguillara Sabazia.

Giro sul lago Sabatino

Anguillara Sabazia, fortificazioni XVI secolo.

Giro sul lago Sabatino

Anguillara Sabazia, chiesa di S. Maria Assunta, XVIII secolo su struttura precedente.

Giro sul lago Sabatino

Anguillara Sabazia, chiesa di S. Maria Assunta, XVIII secolo su struttura precedente.

Giro sul lago Sabatino

Anguillara Sabazia, Porta del castello, XVI secolo (?).

Giro sul lago Sabatino

Anguillara Sabazia, località “la Marmotta”: villaggio neolitico sommerso.

Giro sul lago Sabatino

Anguillara Sabazia (con lo sguardo indietro), chiesa di S. Maria Assunta, XVIII secolo su struttura precedente.

Giro sul lago Sabatino

Anguillara Sabazia (con lo sguardo indietro).

Giro sul lago Sabatino

Lungolago Trevignano Romano ed Anguillara Sabazia.

Giro sul lago Sabatino

Trevignano Romano, vetta del monte di Rocca Romana.

Giro sul lago Sabatino

Trevignano Romano, vetta del monte di Rocca Romana.

Giro sul lago Sabatino

Trevignano Romano, rocca antica, XI-XII secolo; chiesa di S. Maria assunta, XVIII secolo su struttura precedente.

Giro sul lago Sabatino

Trevignano Romano, rocca antica, XI-XII secolo; chiesa di S. Maria assunta, XVIII secolo su struttura precedente.

 

Giro sul lago Sabatino

Trevignano Romano, vetta del monte di Rocca Romana.

Giro sul lago Sabatino

Trevignano Romano.

Giro sul lago Sabatino

Bracciano, località Vicarello.

Giro sul lago Sabatino

Bracciano, località Vigna Orsini.

Giro sul lago Sabatino

Bracciano, località Vigna Campana.

Giro sul lago Sabatino

Bracciano, località Vigna Grande.

Giro sul lago Sabatino

Bracciano, località Vigna Grande.

Giro sul lago Sabatino

Bracciano.

Motonave Sabazia II: www.consorziolagodibracciano.it

Aqua Traiana e Aqua Paola, 1608

Istromento con cui il Duca Virginio Orsini dona a Paolo V varie acque del territorio di Bracciano da condurvi in Roma, e la camera a titolo di prezzo promette pagare al D. Orsini

[...] Mons.ri Capponi nostro Tesoriere Generale, Ottavio Estense Tassoni Commendatore di San Spirito, e di Giulio Monterentio Commissario della nostra Camera. Avendoci D. Virginio Orsino Duca di Bracciano offerto di donare, o di vendere per quel prezzo, che vorremo Noi, acciò posiamo condurre a Roma alcune dell’acque ad esso per ragion di pieno Dominio, come egli asserisce spettanti, e pertinente quali scaturiscono, o scorrono per il suo stato di Bracciano quelle cioè delle quali si è trattato, e nel modo, che si è concluso in alcuni capitoli, e convenzioni, patti, e condizioni fermati da Noi, e per Noi da Mons.re Ottavio Tassoni Estense, e altri Deputati, e dal D. Virginio, avendo Noi deliberato, e dichiarato di volerle per vero, e giusto prezzo di dette acque deli Condotti vecchi, che egli ci da il Jus servitutis, che si impone al suo territorio, e stato, e delli danni, che per tal cagione patirà, et in somma in ricompensa, e rimunerazione della donazione, che egli ci fa dare, e donare scudi venticinquemila, e dovendosi sopra tutto questo negocio far pubblico istromento; Però ogni volta, che egli per pubblico istromento in autentica forma vendi, o doni, cedi, e concedi liberamente a favore nostro, e della nostra camera l’acqua, che dallo stato di Bracciano, et altri luoghi di detto D. Virginio abbiamo deliberato far condurre a Roma, che faranno espresse nelli detti capitoli fatti quali vogliamo che s’inserishino nell’istromento dela donazione da farsi con tutte le sue raggioni sopra le dett’acque, e loro derivazione, servizi, et aquedotti antichi e moderni, voi in nome nostro e della nostra Camera e della Fabrica delli detti condotti per vedere giusto prezzo di dette acque, e de condotti vecchi che egli ci da e che sono nel suo stato di Bracciano et in ricompensa di tal donazione, e cessione, e per qualunque danno che per tal conto potesse patire darete e assegnerete e donarete donazione irrevocbile che si dice fare inter vivo scudi venticinquemila di moneta al detto D. Virginio e suoi eredi e successori da pagarseli subito che saranno condotte le dette acque a Roma, et al più longo fra tre anni, ancorchè non fossero condotte, siccome noi d’adesso per allora quando averà suddetta vendizione, donazione, cessione concessione diamo, doniamo et assegnamo nel detto modo la detta somma di denari facendone a maggior cautela pubblico istromento con le dichiarazioni, convenzioni e patto con esso D. Viriginio stabiliti, e meglio da stabilirsi e obbligando per l’osservanza del contratto e di quello in esso converrete, e prometterete tutti li beni, ragione della nostra Camera, et entrate di essa nella più ampla forma, et in sperie l’istesse acque delle quali si contratta solamente però che la specialità alle generealità non abbia a derogare ne per il contrario con dichiarazioni che in caso che non si pagassero detti venticinquemila scudi al detto D. Virginio nel modo detto possa ritenere le delle acque, e s’intenda rimasto, ancorchè fossero condotte a Roma, e rimanga il dominio della metà di esse al medesimo D. Virginio, a quelle possa di propria autorià vendere in Roma à chi le piacesse, o convertirla in proprii comodi, non intendendo noi in tal caso che se seguita la condizione, ne d’aver accettato, e d’accettare tal donazione, se non in detto modo per la detta parte, e con le sopradette condizioni, e cautele, alle quali aggiongerete altre clausole, e cautele opportune che tale à mente nostra, e d’adesso noi approviamo, e confermiamo pienamente tutto quello da voi sarà promeso, fatto et eseguito, e volgiamo che detta vendizione, donazione, e l’istromento da fargli come detto sopra, e tutte le cose contenute in esso vogliano, et abbino il loro effetto, esecuzione e vigore senza altra insinuazione sotto scrizione, e solennità de statuti, o leggi communi, e basti anco fatto avanti a un notaro, e due testimoni solamente, et ancorchè non siano fatte, assesse, e registrabile in Camera, derogando noi alla costituzione di Pio IV nostro predecessore de registrandio super reformatione Camera, et à  qualsivoglia altre costituzioni et ordinazioni Apostolichem statuti etiam di Roma , leggi etiam Imperiali, Privileggi, usistili, e consuetudini, e tutte altre cose, che facessero in contrario anco per clausole derogatorie di derogatorie, avendo il tenore di esse per eespresso, et inferto nella presente. Dto nel nostro Palazzo di Monte Cavallo li 11 d’Agosto 1608 […]
Capitoli e convenzioni da stabilirsi con l’Ecc.za Sig. Don Virginio Orsini per conto dell’acqua di Bracciano.
1. che il Sig. D. Virginio da, e concede à nostro signore, e suoi successori, e ministri sopra cio deputati l’acqua delle mole vecchie di Bracciano, l’acqua della Vigna Orsina quella di Venere il primo rio, et il secondo rio vicino a Trivignano, non vendute fin’ora dagli architetti, e non misurate;
2.: che l’acque del rio delle Cisterne, l’acqua che serve alle mole di Bracciano, alla Vigna Grande che sono Fiore matrice, e caresti o se altro vi fosse, dell’acqua dell’Orsina oncie 6, quella del Rello(?) vicino all’Orsina quella che si trova vicino à Vicarello verso Bracciano, quella del Rio delle Donne, e lìacqua di Vallageni(?), devine tutte restare interamente libere al Sig.r D. Virginio, e nel suo stato per potersene servire nel modo, e dove gli bisogni senza poterne mai per alcun tempo ricevere alcuna molestia, ò difficoltà;
3. che il detto Sig.re dà facoltà alli detti ministri, che per spazio di trenta metri possino cercare per la tenuta di Vicarello, territorio di Trivignano, delli Anguillara, di Galera, per la tenuta di Monte Maria grande, Monte Maria poccola, e della Storta luoghi dello stato di Sua Ecc.a se trovino altre acque, come si crede che ve ne siano, e trovandole inconduttarle insieme con le altre sopradette, e da detto tempo in là non se ne possa più cercare;
4o che circa li danni, che occoreranno farsi per dove passerà il condotto, se saranno nelli terreni di Sua Ecc.za non se li devi cosa alcuna, ma se sarano nelli terreni de privati, ò fuori sudditi tagliandoseli  vigne, oliveti, arboreti, case, ò altro, da che veramente, et effettualmente ricevino danno gli si debba pagare tutti li danni, che ricevessino, e siano tenuti, et obligati à dare il passo libero.
5 che circa li danni manuali, ò con bestiami, che per tal occasione si faranno casualmente nelli beni, ò di S.E., ò delli privati, non si possa dà S.E., ò suoi ministri esigere, se non l’emenda del danno, ma non la pena, e quanto alli studiosi il dano, e la pena.
6. Che sua Ecc.za prometta per se e suuoi successori, che non sarà mai per alcun tempo fatto, ne dato dà loro, ò di loro ordine alcun danno alli condotti, ò all’acque acque condottate in essi, ne pur minimo, altrimenti siano tenuti a rifarli del proprio, e quanto alli suddetti, ò altri che danneggiassero detti condoti, et aque nel suo stato, che S. Ecc. za, e suoi successori siano obligati à castigarli severamente, come richiede la qualità del delitto, e se averanno beni nel suo stato necessitarli a rifare ogni danno, oltre al cstigo.
7 che li ministri presenti, e futuri di Sua Santità e deputati che saranno di tempo in tempo pssin secondo il bisogno andare a far risarcire detti condotti, e S. Ecc.za sia obligata per se, e suoi successori prestar pazienza in perpetuo, e possino, anzi debbino pigliar per tal effetto per il suo stato adesso, e quando sarà di bisogno viveri, pascolo, legna, et altre materie, ò robbe, purchè rispetto alli viveri non possa seguirne alcun patimento alli luoghi, ò ali suddetti, e stato di S. Ecc.za, e con pagare il prezzo giusto, e conveniente tanto per quello che pigliassero, quanto per quello che guastassero, ò danneggiassero.
Ottavo che per la terra di Trivignano si diano sei, ò otto oncie d’acqua di quella che si troverà di nuovo intorno à Trivignano, e che si è insegnata, e concessa di sopra, et altre tanta per la terra dll’Anguillara, et all’Osteria della Storta non s’impedisca il commodo di potere attingere di detta acqua dalla gola, ò bocca di pozzo, che si vede esserci stata anticamente, ed esserci, con dichiarazione, e condizione, che nessuno per dette cause, ò condotta futura possa lavorare in detti condotti, ò pur toccarli, ma ciò solo deva lasciarli fare alli ministri e deputati à ciò da Nro Signore, quali possino nel modo, che più li parrà acconciare detti condotti, dove daranno l’acqua per Trivignano, a per l’Anguillara,  e per il detto pozzo alla storta, e con dichiarazione ancora che quella acqua, che vi domanda all’Anguillara, et alla Storta si lasci, se però si vedrà che possa darsi senza sospetto, che ne sia per seguir maggior danno à detti condotti, ò nel modo che si daranno le 6 oncie all’Orsina, e le otto à Trivignano, la (…)gnizione, e determinazione di che dipenda dal giudizio, e libero arbitrio di sua santità, ò di monsig.re Tassone Commendator di San Spirito, quali possino non lasciar acqua di detti due luoghi, se giudicheranno non si poter far senza detto sospetto, ò in detto modo.
Decimo che per far detto lavoro Sua Santità, ò suoi ministri si vagliano degli huomoni dello stato di Sua Ecc.za, di quelli però che vorranno favorirla per il medesimo prezzo, che vorrano servir gl’altri.
Undecimo, che in Roma sia data gratis à detto Sig.re di dett’acqua per li due suoi Palazzo oncie…, che si veda l’istromento del prezzo che fu dato per l’acqua Felice al Sig.re Martio Colonna, e altrettanta somma deva liberamente pagarsi à S. Ecc.za subito, che sia condotta l’acqua à Roma, et al più longo sia tre anni, ancorche non fosse condotta.
12. Sua Ecc.za si risetva poter proporre ogni altro interesse à N.ro Sig.re, edomandare ogn’altra cosa, che gl’occorrese, e si compiace, e vuole che dipenda dall’arbitrio di Sua Santità il concederli, ò nò ciò che gli occorresse domandargli, poichè à sicuro per la buona mente di Sua Beatitudine di potere ottenere ogn’onesta domanda Virginio Orsino.
[...]

(ASO IF4)

Autrice: Elena Felluca

ultima modifica: 16 gennaio 2014

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Vicarello, il tesoro dell’acqua

Vicarello

Vicarello, edificio termale.

A Vicarello, nel 1852, durante il lavoro di allacciamento delle acque della sorgente termominerale nei nuovi bagni costruiti dal Collegio Germanico Ungarico, allora proprietario della tenuta, venne messa in luce una spaccatura della roccia dalla quale sgorgava l’acqua alla temperatura di 40-45° ca. totalmente intasata di vasi, monete e altri oggetti gettati in antichità dai malati fiduciosi o riconoscenti giunti colà per curarsi.

Nel 1852 il padre Marchi S.J. scrisse su “La Civiltà Cattolica”: Presa la decisione di creare bagni, per dieci e dodici infermi” in vasche che ricevessero l’acqua di sotto in su…alla distanza di poco più di un mezzo metro dalla scaturigine…il chiusino primitivo che era insieme l’unica vasca, convenne che fosse demolito, a fine d’allacciar l’acqua nelle nuove forme: ed erano pochi minuti che lo stantufo (pompa a vapore) mandava fuori dalla sua tromba l’acqua della sorgente, quando sotto la superficie incominciassi a scoprire che il chiusi no era ingombro d’antico metallo… L’acqua nella sua sorgente trovasi poco meno che a quaranta gradi del termometro Réaumur: onde il primo degli uomini che vi si mise dentro. giunse appena a toglierne quella piccola quantita che giacea sopra un risalto di tegolone il quale divideva il chiusino come in due piani inferiore e superiore… (quindi) un secondo operaio vi scendeva a distruggere il tramezzo in gran parte corroso dal calore e dalla forza dell’acqua e ad incominciar a ritrarre il metallo che sotto il tramezzo stesso si nascondeva. L’impresa durò piu ore: gli operai che l’uno a l’altro si succedevano, furono tredici, che tutti ne uscivano malconci dalle scottature e il metallu ritrattone bastò a far riempire ben due bigoricie.

Pochi anni dopo il P. Tognetti S.J. così raccontò: II P. Marchi fa le meraviglie che fra tante monete di rame non si trovasse neppur la più piccola moneta d’argento e d’oro e solo qualche vaso d’argento di poche oncie ciascuno.  Più tardi se ne ebbe la facile spiegazione… Morto il P. Marchi (10 febbraio 1860), un bel giorno uno sconosciuto ma che poi ben si riconobbe, si presentò al P. Tongiorgi, già divenuto nuovo direttore del Museo Kircheriano, e gli mostrò alcuni vasi d’oro e d’argento, trovati, come egli diceva, recentemente in alcuni scavi, e per i quali (tanto era il loro pregio e rarità) domandava non meno di 20.000 scudi, ossia circa 100.000 lire italiane. Appena il P. Tongiorgi gli ebbe in mano, al leggervi in alcuni il nome di Apollo, cominciò a sospettare che facessero parte del tesoro di Vicarello; ma ne ebbe la prova adattando un manico distaccato, facente parte del materiale colà recuperato, ad uno dei vasi d’argento offerti, che ne mancava. Richiesto poi il nome di quel cotale, presto si venne a scoprire che costui era proprio uno degli addetti ai lavori di Vicarello nel 1851-1852. La cosa fu portata a conoscenza del S. Padre. Pio IX. Questi, udito bene tutto il fatto, rispose che “il furto era così chiaro, da potere noi con ogni diritto convenire in tribunale il colpevole. Però riprese, quel disgraziato che sarebbe certo condannato alla galera a vita, è padre di numerosa famiglia. Abbiamo compassione più che di lui, della moglie e dei figlioli. Pigliate pure tutti i vasi, ed io pagherò le 100.000 lire: poi una metà di quelli resti al Kircheriano, l’altra metà si porti al Museo Vaticano. E così fu fatto.

Successivamente M.S. De Rossi: Gli strati di quel cumulo di doni votivi conservavano esattamente l’ordine cronologico, dimodoché vennero alla luce dapprima monete e vasi dell’epoca imperiale, poi monete della romana repubblica e dei popoli circonvicini, battute e fuse, e gradatamente si passò dallo aes signatum all’aes rude, col quale cessava il metallo e cessavano anche le ricerche, o per meglio dire, venne meno la ricercai degli oggetti che attraevano la cupidigia dei cercatori. Sotto al metallo apparvero brecce, le quali furono stimate il fondo del bacino. Io debbo alla cortesia del ch. P. Tongiorgi, direttore del Museo Kircheriano, l’aver chiamato la mia attenzione sopra alcuni residui di queste brecce venute nel suo museo insieme a gran parte del predetto aes rude. Ho conosciuto che quelle pietre sono tutte focaie, straniere alla natura delle rocce vulcaniche del luogo; e in tutti i pezzi, niuno escluso, vidi tracce visibili di tagli artificiali. Parecchi sono evidentemente coltelli, grattatoi, piccole frecce e cunei o dell’epoca archeolitica o della eneolitica incipiente; il resto sono frammenti prodotti dalla lavorazione che possono spettare ad ambedue le epoche.

Purtroppo non è possibile stabilire con certezza la datazione degli strumenti litici menzionati, mentre sembra che con l’aes rude possiamo risalire almeno fino all’VIII secolo a.C. e con le monete più recenti possano arrivare agli inizi del IV secolo d.C. (che cessò di tributarsi al IV sec. incominciato dell’era nostra), poiché le monete hanno sempre avuto un
lungo periodo di circolazione e quindi è possibile che siano state gettate nella stipe anche alcuni decenni dopo la loro emissione.

RIFERIMENTI e bibliografia relativa:
Colini, A. M.
1979 Vicarello. La sorgente termale nel tempo, L’Erma di Bretschneider, Roma.

Autrice: Elena Felluca

ultima modifica: 15 marzo 2014

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Vicarello, introduzione

Vicarello è una grande tenuta agricola di 1000 ettari di proprietà dal 1989 della Vicarello Spa costituita con capitale per il 99% dalla The Vicarello Partnership con sede a Londra.
Al suo interno vi è un esteso uliveto, appezzamenti boscosi, campi adibiti a semina e pascoli.

Essa costituisce, inoltre, una grande ricchezza archeologica per i ritrovamenti di vestigia effettuati in passato in vari punti sia sommerse nelle acque del lago, sia nell’entroterra sepolte nella terra o deposti in una sorgente termale.

Vicarello ha restituito le tracce di una occupazione continuativa nel tempo a partire dall’età del Bronzo ad oggi.
La celebre scoperta della stipe votiva nel 1852 colma di monete, bicchieri in argento e altro ha permesso di riconoscerne l’utilizzo in epoca Etrusca e Romana, ma il ritrovamento di pietre lavorate lascia supporre un utilizzo più antico.
Nel 1552 papa Giulio III assegnò la tenuta al Collegio Germanico Ungarico che ne rimase proprietario fino al 1983 quando vendette alla Società Agricola Vicarello e nel 1989 venne incorporata alla Vicarello Spa.

Vicarello

Vicarello, edificio termale. Prima metà del Novecento.

Gli effetti benefici delle acque termali sono sempre stati sfruttati costruendo e modificando successivi impianti ed edifici.
Nell’Ottocento erano note come terme aureliane, ovvero dell’imperatore Marco Aurelio. Le iscrizioni su alcuni bicchieri in argento trovati nella stipe votiva nel 1852 hanno permesso l’identificazione con le aquae Apollinares veteres.
Le vestigia archeologiche di epoca romana emergono parzialmente dalla terra, come parte dell’acquedotto di Traiano, poi ripristinato da Paolo V, e il ninfeo di Apollo.
Gli scavi archeologici sono stati pochi, sporadici e poco approfonditi.
Negli ultimi anni pochi sondaggi hanno interessato la cosiddetta casa di Ledo-ex lavanderia ottocentesca costruita su edificio precedente.
Poco interesse e poca accessibilità, l’attività divulgativa degli ultimi anni non ha reso giustizia al potenziale archeologico e storico di Vicarello, ma soprattutto le monete e gli altri oggetti trovati nella stipe votiva sono andati dispersi e solo in parte recuperati sebbene con dei dubbi.
Nel Museo Civico di Bracciano è esposto il busto di Apollo trovato nel ninfeo, purtroppo il resto è in parte esposto in altri musei a Roma e all’estero.
Negli anni ’990 la tenuta ha rischiato di essere sfregiata da progetti edificatori scellerati, poi nel 1994 venne emanato un decreto di salvaguardia dei 90 ettari in cui si intendeva edificare con il Vincolo Ronchey, allora ministro dei Beni Culturali ed Ambientali; nel 1997 tale decreto venne esteso all’intera tenuta.
Nel 1999 gli allora sindaci dei tre comuni lacustri siglarono un portocollo d’intesa formalizzando l’impegno ad avviare le procedure tecnico-finanziarie di concerto con la regione Lazio per realizzare un progetto di assetto pubblico-privato.
Lo stesso anno venne istituito il Parco Naturale Regionale di Bracciano-Martignano così Vicarello rientrò nella Zona A a tutela integrale.
Nel 2005 la Regione Lazio presentò una proposta per l’acquisto della tenuta, ma ad oggi risulta ancora in vendita e solo in piccola parte è gestita dal suddetto Ente Parco.

Ad oggi vorrei tentare di ricostruire passo passo la storia di Vicarello, di presentare ciò che custodisce, di rendere giustizia al suo significato e…magari l’antica Sabazia si trova proprio lì!

RIFERIMENTI e bibliografia relativa:
Bondi, P.
1836 Memorie storiche sulla cttà di Sabazia ora Lago Sabatino, Firenze, Tipografia Calasanziana.
Colini, A. M.
1967-1968 La stipe delle acque salutari di Vicarello. Notizie sul complesso della scoperta. In Rendiconti della Pontificia Accademia Romana di Archeologia XL 1967-1968.
1979 Vicarello. La sorgente termale nel tempo, L’Erma di Bretschneider, Roma
Fabbrini, L.
1983 L’Apollo di Vicarello e l’inserimento del suo prototipo nell’ambito della scultura attica del IV secolo a.C. Mitteilungen des Deutschen Archäologischen Instituts (Römische), XC, 1: 1-33.
Falkenstein-Wirth von, V.
1998 Le Aquae Apollinares di Vicarello: due nuovi pavimenti in opus sectile. Rendiconti della Pontificia Accademia Romana di Archeologia, LXX 1997-1998: 281-297.
Garrucci, R.
1975 Della Via Clodia e coerenti e delle città e villaggi che furono sul corso di esse Quaderni della’ Forum Clodii, 2.
Marchi, G.
1852 Le Acque Apollinari e la loro Stipe. In La Civiltà Cattolica.

Autrice: Elena Felluca

ultima modifica: 11 dicembre 2013

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VICARELLO (TERME APOLLINARI)

…così veniva descritta la località di Vicarello nella Guida partica ai luoghi di soggiorno e di cura d’Italia. Parte III. Le stazioni Termali. TOURING CLUB ITALIANO 1936

 

Vicarello

Albergo terme Apollinari, 1936

Frazione del comune di Bracciano, prov. di Roma, a 8 km. dal capoluogo: alt. m. 206; posta e telcgr. a Trevignano Romano (km. 4); telef, a Bracciano; medici, farmacia e ospedale a Bracciano; stazione a Bracciano, linea F. S. Roma-Viterbo (da Roma km, 52); carrozzabile da Bracciano servita dall’autocorriera Bracciano- Vicarello- Trevignano Romano.
Le Terme Apollinari sono vicine al Lago di Bracciano, in posizione elevata ed aperta, isolate nella campagna, circondate da folta vegetazione. Ambiente tranquillo e riposante.
ACQUE E CURE. – Si ritiene che le virtù curativo delle Acque Apollinari fossero conosciute nell’età etrusca e romana, a giudicare dalle lapidi, dalle monete e dai vasi ivi rinvenuti. La sorgente scaturisce da una fenditura di rocce vulcaniche, donde è convogliata allo stabilimento con apposita conduttura. L’acqua è quasi limpida, giallognola, inodora,
di sapore lievemente acidulo; alla scaturigine ha la temperatura di 48°-50°. Ha un residuo base di gr. 1.47 per litro; contiene una notevole quantità di anidride carbonica (c. c. 193 per litro) e ha proprietà radioattive: nel suo contenuto predominano i solfati alcalino-terrosi, onde va considerata un’ acqua bicarbollato-solfato-alcalina-terrosa carbonica. Con
l’acqua minerale vengono preparati dei fanghi costituiti da materia argillosa finissima che è tenuta per lungo tempo in contatto con essa in appositi bacini, assumendone i principi salini e la radioattività mescolata al sedimento dell’acqua termale stessa. Le cure che si praticano alle Terme Apollinari sono i bagni, le fangature, i bagni di vapore.
I bagni si fanno in vasca, alla temperatura di 38° e durano in media 15 minuti. I fanghi sono parziali o generali, alla temperatura di 45°-50°, completati da un bagno minerale, cui segue un periodo di reazione.
l bagni a vapore (stufe) sono fatti in ambienti saturati dal vapore che si sprigiona dalle acque minerali unita mente a emanazioni radioattive.
INDICAZIONI TERAPEUTICHE: forme reumatiche è artritiche nelle loro manifestazioni osteoarticolari, muscolari e nervose (sciatica): postumi di lesioni traumatiche: malattie del ricambio, gotta, obesità, diabete.
CONTROINDICAZIONI: artcriosclerosi grave, forme cardiache scompensute, processi acuti, affezioni tubercolari.
STABILIMENTO. È un grande edificio rimodernato di recente, situato tra giardini nel mezzo di un parco, in vista del lago di Bracciano. Contiene 11 camerini per bagno, 10 camerini per fanghi, una stufa per i bagni a vapore, un reparto per cure fisiche (docce e massaggi). Durante la stagione, e cioè da giugno a settembre, v’è un medico residente. Per l’ammissione alle cure è obbligatoria la visita medica (tassa L. 30, che comprende anche l’assistenza sanitaria durante il periodo di cura).
Prezzo del bagno L. 7, del fango L. 15, del bagno di vapore L. 15. Lo stabilimento è aperto tutto l’anno.
Albergo Terme Apollinari, cam. 66, letti 85, termosifone, ascens., autorim., autobus alla stazione di Bracciano, pens. in 1a classe L. 25, in 2a classe L. 18; si trova nell’edificio dello stabilimento e dispone, inoltre, di tre appartamenti da affittare.
INFORMAZIONI: Direzione delle Terme Apollinari, Vicarello (Roma) e Suore di Nostra Signora, Via Como, 41, Roma, che hanno la gestione delle Terme.

Autrice: Elena Felluca

ultima modifica: 6 dicembre 2013

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