Sabazia

Giano di SabaziaSi racconta di un’antica città sommersa all’improvviso dalle acque del lago a seguito di un cataclisma: Sabazia (o Sabate).
Ad oggi, la testimonianza più antica ci viene fornita da Cluverio, uno storico e geografo tedesco vissuto a cavallo tra il XVI e il XVII secolo, che nella sua opera Italia antiqua, pubblicata nel 1624, riporta il testo di Sozione, personaggio non ancora identificato, secondo il quale le acque del lago Sabatino, quando erano limpide, lasciavano intravedere sul fondale resti di edifici e di statue appartenute ad un’antica città sommersa a seguito di un violento cataclisma.
Non sappiamo a quale epoca appartenesse Sabazia, forse era di origine etrusca, e non sappiamo nemmeno dove fosse o se sia effettivamente esistita. Nel tempo sono state formulate varie teorie, ma nessuna attendibile e degna di nota poiché nessuna è basata su dati scientifici.
Il nome del lago deriverebbe quindi da Sabazia e probabilmente la città prese il nome dal dio Sabazio, divinità di origine traco-frigia.
Non conosciamo luoghi sacri dedicati a questo dio e non abbiamo che un solo esempio noto relativo alla sua iconografia: un diaspro inciso (etrusco?) trovato nei pressi di Trevignano Romano nel 1844 (o 1884). Su di esso è raffigurato un personaggio con la testa di un uccello con la cresta, presumibilmente un gallo, con i piedi da sirena, ma terminanti con teste di serpenti o pesci. L’individuo indossa una corazza e regge nella mano sinistra uno scudo, mentre nella destra tiene un oggetto che potrebbe sembrare una lancia. La figura, chiaramente di ispirazione orientale, potrebbe essere lo stemma della stessa città di Sabazia. Appare infatti ai bordi della pietra la scritta «Ians Δ Sabatias», che sta a significare « Giano di Sabazia ». La scritta, con caratteri tra il greco ed il latino arcaico, indica più una mentalità etrusca e fa supporre che lo stesso oggetto sia di fabbricazione etrusca. Rimane di difficile interpretazione la lettera lamda posta dopo la scrittura « Ians ». E’ probabile che possa indicare qualcosa come «liberator », forse quasi a rappresentare un omaggio votivo di ringraziamento fatto da coloro che erano sopravvissuti allo sfacelo della città. Il Guazzetti, a cui si devono i ritrovarnenti di queste pietre, propende invece per l’ipotesi che la lettera sia una delta non terminata, nel qual caso starebbe per « domus» o «deius ». Fu questo il momento della conquista romana e il reperto sembra simboleggiare, con la citazione delle due divinità, proprio lo scambio delle consegne tra Sabazio e il subentrante Giano.