Articoli

Bracciano sotterranea: esploriamo il buio

Da pochi giorni è stato avviato il progetto di ricerca nel sottosuolo di Bracciano (RM). Tra cunicoli, grotte e camminamenti sotterranei è possibile osservare la stratificazione e la sequenza delle fasi abitative.
Sono ambienti ricavati nella roccia tufacea durante i secoli di frequentazione della collina dove si è sviluppato l’agglomerato urbano che oggi definiamo centro storico, o borgo antico.
Cantine e cavità artificiali nel centro abitato nascondono le testimonianze delle epoche passate: si tratta di abitazioni, botteghe e magazzini scavati totalmente o parzialmente nella roccia, in uso almeno a partire dal medioevo. Solo in pochi casi è possibile ipotizzare il riutilizzo di impianti di periodi antecedenti.
Attualmente sono adibiti a cantine, altri sono stati manomessi e trasformati in locali per vario utilizzo, oppure sono stati abbandonati e chiusi, talvolta riempiti di materiali di varia natura, ma fino al passato recente erano stalle, luoghi caratteristici in cui si svolgevano le attività artigianali, o posti in cui venivano conservati i prodotti alimentari. All’interno di alcune cavità troviamo anche delle cisterne per la raccolta delle acque piovane, scalinate con i gradini intagliati nella roccia e tutta una serie di installazioni per le attività quotidiane.
Sono altresì interessanti le ricerche all’interno delle mura difensive, edificate tra la fine del XV e l’inizio del XVI secolo, dove si sviluppa l’antico camminamento con funzione di avvistamento, protezione antimina e postazione da tiro.
Attualmente lo studio si svolge in modo indipendente e del tutto autonomo da qualsiasi ente o istituizione.
Un ringraziamento va a coloro che stanno agevolando le esplorazioni.
Un grazie speciale a Tullio Dobosz per il suo notevole contributo.

DSC02935_mod

DSC08427_mod

DSC05472_mod

DSC06701_mod

Autrice: Elena Felluca

ultima modifica: 21 marzo 2018

Riproduzione vietata senza il consenso dell’Autrice.
È permesso citare l’articolo come sitografia indicando il nome dell’autrice, il titolo dell’articolo, l’indirizzo internet e la data indicata nel testo che si riferisce alla lettura dell’utente.

Sofia Rosa Katharina Branicka Odescalchi

Sophia Rosa Katharina Branicka (2 settembre 1821 – 18 agosto 1886) era figlia di Ròza Potocka, appartenente ad una delle famiglie europee più ricche dell’epoca, e Wladyslaw Grzegorz Branicki, figlio di  Franciszek Ksawery Branicki e Aleksandra von Engelhardt, quest’utlima nata dal matrimonio tra Wassily von Engelhardt e di sua moglie Elena Marfa Potëmkina, ma si narra fosse figlia di Caterina II di Russia.
Sophia sposò Livio III Odescalchi l’11 luglio 1841. Le sue ricchezze permisero il recupero delle proprietà degli Odescalchi a Bracciano, allora in mano ai Torlonia, e il finanziamento di numerose opere a favore della popolazione.
Il 1 luglio 1861 fu stipulato un istromento di Livio III di dazione in solutum del ducato di Bracciano, del contado di Pisciarelli e del principato di Bassano, a favore di Sophia per la somma di 778.618 scudi.
La principessa si occupò dell’ospedale civile, impegnandosi in opere di beneficenza. Troviamo una testimonianza nell’edificio attualmente denominato “Ospedale Vecchio”: Il DSC07995_mod10 aprile 1858 la Presidenza di Roma e Comarca scrisse al priore di Bracciano permettendo l’apposizione di una iscrizione in marmo all’interno dell’ospedale pubblico “onde eternare, in segno di gratitudine, la memoria dei dispendiosi benefici fattivi dalla Sig.ra Principessa Odescalchi, in vantaggio dei poveri infermi”. Il 23 maggio 1858 l’ospedale, venne benedetto dal vescovo sotto il titolo della Immacolata Concezione. Successivamente, un avviso pubblico informava la popolazione dell’avvenuto risarcimento e che l’ospedale sarebbe stato aperto il giorno 1 luglio dello stesso anno. I conti del 1855 e del 1856 presentavano delle incongruenze prontamente sistemate da Camillo de Leo, amministratore per conto di Livio Odescalchi e della moglie Sophia Branicka.  La principessa si occupò anche del rinnovamento architettonico dell’edificio. Gli stemmi sulla facciata ne ricordano gli interventi.

DSC03811_mod

Tra il 1869 e il 1874 l’ospedale subì consisenti rifacimenti architettonici e restauri di mobili e infissi. Il tutto venne diretto dall’architetto Luca Carimini: “Sulla porta d’ingresso principale nel prospetto si è sistemato in opera il bassorilievo semicircolare di diametro m 2.3 con impalcatura ed inzeppatura in malta e scaglie, muratura di tre grappe e relativa assistenza del modellatore”. Era il 1874.

DSC04248mod

La lunetta, ancora presente sulla facciata, rappresenta una scena di vita quotidiana nell’Ospedale: in una camera con tre letti si vedono due donne malate accudite da una donna elegante (si notano le rifiniture dell’abito), con un parannanzi, dietro di lei due suore dell’ordine Figlie della Carità, riconoscibili dal copricapo a larghe tese, che, da come riportano i documenti dell’epoca, in quegli anni erano impegnate nell’assistenza agli infermi. La donna elegante dovrebbe essere Sophia.
I letti, i mobili e gli accessori rappresentati, sembrano quelli comperati da Sophia tra il 18 novembre 1856 e il 31 dicembre 1858, appena cominciò ad occuparsene.

DSC03812_mod

Sophia fu la prima direttrice dell’Asilo Infantile Comunale istituito nel 1874: con delibera n. 21 del 13 dicembre 1874 si dichiarava che i locali destinati all’Asilo Infantile Comunale erano pronti per l’inaugurazione. Venne proposto di affidarle la futura direzione e amministrazione perchè “la lodata Sig.ra Principessa è non solo animata dalle migliori disposizioni per assumere tale incarico in pieno acordo con la nostra amministrazione comunale, ma intende ancora che l’istituto conservi il carattere esclusivamente municipale”. Era un suo desiderio e la maggioranza dei braccianesi si era dimostrata favorevole. “Considerato che la Principessa approva ed accetta per uso del detto Asilo Infantile, e per abitazione del relativo personale i locali già destinati dal nostro municipio nell’ex convento degli Agostiniani, del Fondo Culto ceduto a questo comune, e chi ne assume la direzione e amministrazione, mediante un assegno annuo fisso da stabilirsi”. All’epoca l’Asilo Infantile Comunale era collocato  nell’ex convento degli Agostiniani, destinato a pubblica utilità.
Lo stesso anno Sophia donò al Comune di Bracciano il Campo Santo, ancora oggi in uso, e la chiesa al suo interno. Fece costruire le mura e l’edificio a sue spese.

DSC08907_mod

DSC03260_mod

La chiesa ha una architettura neoclassica: portico colonnato, pianta a “croce greca” e una copertura a cupola con un’apertura centrale (oculus) che poggia su un tamburo esagonale.
La superficie interna della cupola è sagomata con 100 cassettoni quadrangolari disposti su cinque file orizzontali di 20 cassettoni ciascuna, di dimensioni diverse, ovvero degradanti con effetto prospettico attorno al grande occhio centrale.                                                                         Il Il 18 agosto 1886, all’età di 65 anni, ella morì. Al momento si trovava a Bassano di Sutri. Nel suo ultimo testamento così salutò i suoi tre figli Baldassarre, Ladislao, Maria della Pace: Je remercie mes enfants pour toutes leur tendresse et piété filiale et je les binis du fond du coeur, leur recommandant avant tout l’amour du Dieu et d’ȇtre toujours fidèles à la Sainte Eglise Catholique Romaine et au S.t Père le Pape vicaire de Jesus Crist sur cette terre de vivre obeissant aux Saints commandements de Dieu et de l’Eglise et lorsque le Seigneur aura appelé mon ȃme de ce monde de prier pour son répos eternel et d’enterrer mon corps près de celui du Prince Livio mon mari qui m’a precèdé au séjeur éternel.
Senza l’impegno di Sophia, molti aspetti sociali, culturali ed economici di Bracciano dell’epoca avrebbero avuto uno sviluppo diverso, di certo meno florido. Lei diede un notevole impulso economico e culturale a Bracciano, poi concretizzato e potenziato soprattutto dal figlio Baldassarre III, ma anche da Ladislao, ad esempio, con la sua prestigiosa collezione di armi e armature ancora oggi, in parte, custodita ed esposta nel castello, e da sua figlia Maria della Pace, contessa Keufstein, alla quale va il riconoscimento dell’acquisto del Convento dei Cappuccini, allora in mano ad un privato, e la riconsegna ai frati.

14716144_547455145449881_497924614386315149_n

Ritratto di Sofia. Museo Civico di Bracciano

Ritratto di Sofia. Museo diocesano del Duomo di S. Stefano di Bracciano

Ritratto di Sofia. Museo diocesano del Duomo di S. Stefano di Bracciano

Ritratto di Sofia. Museo di  Palazzo Braschi, Roma

Ritratto di Sofia. Museo di Palazzo Braschi, Roma

Per saperne di più SABATIA REGIO, VOL. V (in corso di stampa)

Autrice: Elena Felluca

ultima modifica: 2 aprile 2019

Riproduzione vietata senza il consenso dell’Autrice.
È permesso citare l’articolo come sitografia indicando il nome dell’autrice, il titolo dell’articolo, l’indirizzo internet e la data indicata nel testo che si riferisce alla lettura dell’utente.