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Ricognizione archeologica lungo le rive del lago di Bracciano

Le condizioni climatiche e la scarsa piovosità di oltre un anno hanno causato il progressivo abbassamento del livello del lago di Bracciano. Le fonti di alimentazione sono le sorgenti naturali e le piogge stesse, così l’aumento della siccità, rispetto agli anni precedenti, ha determinato una diminuzione del livello di circa 1.5 m. Il lago ha risentito di una situazione meteorologica generica che coinvolge tutta la nazione, ma a contribuire, sebbene in piccola parte, sono anche i prelievi dell’Acea indispensabili per rifornire di acqua una parte di Roma e altri comuni del Lazio.
Il lago non ha immissari fluviali, solo un emissario, l’Arrone, ma attualmente le paratoie dell’imbocco sono chiuse e le condizioni dell’imbocco non permettono la fuoriuscita di acqua.
Da sempre il livello del lago di Bracciano è influenzato dalle condizioni climatiche, ciò ha comportato numerosi problemi per quanto riguarda le attività rivierasche e, sin dal XVII secolo, per le opere idrauliche realizzate per condurre acqua a Roma.
Storicamente ed archeologicamente abbiamo notizie del “troppo pieno”, ossia del livello troppo alto con conseguenti allagamenti di abitazioni, campi e strade, o del “troppo basso”, ossia di siccità che ha comportato lo scavo di canali per irrigare. Ciò ha condizionato anche l’assetto degli insediamenti sulle sponde.
L’attuale situazione di abbassamento del livello ha permesso di individuare e localizzare numerose rovine antiche lungo le rive: manufatti antichi, pietre lavorate, frammenti fittili, mura, resti di edifici antichi, palizzate, ossia numerose testimonianze al passato.
Tutto lascia tracce sul terreno e, ora che il lago si è abbassato notevolmente rispetto agli anni precedenti, è possibile osservarle e studiarle.
Un’individuazione e uno studio ci permetterà di conoscere meglio e tutelare il patrimonio storico ed archeologico presente nel territorio in questione.
Al momento sono emerse piccole concentrazioni di materiale ceramico, vasellame e resti di tegole, soprattutto di epoca romana, ma anche di epoche recenti, infatti in superficie possano trovarsi reperti risalenti a periodi differenti. La formazione dei depositi può essere avvenuta per fenomeni naturali oppure sono stati accumulati appositamente.
Sono riemerse dalle acque resti edifici già in parte noti: si tratta perlopiù di ville di epoca romana, caratterizzate dal collegamento con il centro urbano grazie alla prossimità a importanti vie di comunicazione.
Parallelamente alla via moderna circumlacuale, ad una distanza di circa 10 m, in vari tratti sulla riva del lago, troviamo vari basoli divelti: si tratta delle componenti della viabilità romana, forse uno dei diverticoli della via clodia che si dirigeva verso l’attuale tenuta di Vicarello, interessata dalla frequentazione umana a partire dall’Età del Bronzo, con un picco durante tutta l’epoca romana, quando vennero edificati imponenti costruzioni, almeno a partire sin dal III secolo a.C. fino al primo imperiale. Un tratto della strada è in posto sott’acqua, evidente in uso quando il livello del lago era molto più basso rispetto ad oggi. Durante i lavori di asfaltatura dell’attuale via di percorrimento e di messa in opera di tubature varie, i basoli possono essere stati scalzati, oppure facevano parte dei tratti oggi sommersi, asportati per essere riposizionati altrove.
Si trovano anche palizzate di recinzioni per delimitare le proprietà, file parallele di paletti, forse resti di pontili per attraccare le imbarcazioni da pesca o da trasporto, l’epoca potrebbe essere identificata solo a seguito di una eventuale accurata analisi del legno.
Rimangono dei forti dubbi nelle interpretazioni dei resti archeologici lacustri, i dati attualmente a nostra disposizione dicono ben poco sulla reale funzione delle reminiscenze materiali del passato, occorrerebbero indagini più approfondite.
Presto verrà prodotta e messa a disposizione una documentazione dettagliata sulla documentazione registrata.

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Autrice: Elena Felluca

ultima modifica: 24 maggio 2017

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Bracciano, mura di cinta, XVI secolo

Bracciano, mura di cinta, XVI secolo.

Bracciano, mura di cinta, XVI secolo.
“… A tramontana, verso il lago, lo rachiudono gran muraglioni, che formano una vasta facciata del palazzo…”
La cinta muraria era imponente ed invalicabilie, era una struttura assai complessa fatta di edifici massicci, terrapieni foderati di mura e torri. Appare assai interessante il sistema di circolazione interno alle strutture difensive, ancora poco noto…

Bracciano (RM), Forum Clodii, una praefectura lungo la via Clodia

Nella Macchia della Fiora, a Bracciano (RM), è stato indagato e rilevato un complesso di cisterne forse pertinente a Forum Clodii, un insediamento di epoca romana fondato in un momento imprecisato lungo la via Clodia e divenuto sede di una praefectura. Ad oggi non è stato ancora localizzato con sicurezza, anche se in passato venne ipotizzata la sua coincidenza con la tenuta di S. Liberato, a circa 1.5 km a valle, per via di una serie di testimonianze epigrafiche trovate in giacitura secondaria. La presenza di questo complesso di cisterne è da mettere in relazione con i resti murari affioranti in superficie e con i tratti ancora visibili dell’antica strada basolata.
La muratura delle cisterne e i frammenti di ceramica, insieme ad altri indizi sparsi sulla  superficie, permettono di ipotizzare una consistente frequentazione dell’area in epoca romana e non vi sono grosse sovrapposizioni in epoche successive.
Una cisterna è disposta a “L”: il tronco più breve si sviluppa per una lunghezza di circa 15 m, il tronco più lungo si sviluppa per una lunghezza di circa 48 m e una larghezza di 2.9 m. Essa è in parte nel sottosuolo, in parte si eleva sul piano di calpestio. Le pareti interne sono completamente rivestite di cocciopesto. Il tronco più breve è dotato di una sovrastruttura con evidenti rifacimenti successivi all’epoca romana ed è dotato di una canaletta di scolo orientata verso dei resti murari appena visibili, forse una vasca. Il tronco più lungo conserva solo parte della copertura. Un’altra cisterna è a poca distanza: essa ha forma rettangolare con un grosso pilastro centrale, misura 8.75 m di lunghezza e 6.8 di larghezza, presenta profonde fratture strutturali ed è colma di terra mista a pochi frammenti di ceramica e maioliche del XVI e del XVII secolo.
Tali cisterne, verosimilmente utilizzate per la raccolta di acqua piovana, in origine dovevano rifornire un abitato piuttosto consistente in estensione e in importanza. Considerando anche l’immediata vicinanza alla via basolata, si può supporre un’identificazione con Forum Clodii dell’insieme delle rovine antiche.
Sembra che la zona fosse frequentata periodicamente fino a pochi decenni fa, ma oggi appare solo un fitto bosco disabitato.
Le cisterne sono state esplorate e rilevate da chi scrive e da Tullio Dobosz.

Bracciano (RM), Macchia della Fiora, ingresso cisterna a "L".

Bracciano (RM), Macchia della Fiora, ingresso cisterna a “L”.

Bracciano (RM), Macchia della Fiora, cisterna a “L”, particolare interno.

Bracciano (RM), Macchia della Fiora, cisterna a “L”, particolare interno.

Bracciano (RM), Macchia della Fiora, cisterna, particolare interno.

Bracciano (RM), Macchia della Fiora, cisterna, particolare interno.

Autrice: Elena Felluca

ultima modifica: 14 dicembre 2015

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